Unicredit, i "proxy" critici sul maxistipendio di Orcel

Glass Lewiss e Iss: "Remunerazione alta e poco trasparente". E per Mps spunta l'idea spezzatino

Unicredit, i "proxy" critici sul maxistipendio di Orcel

Andrea Orcel deve ancora insediarsi al timone di Unicredit ed è già polemica. Il banchiere, che sarà nominato ad dall'assemblea del 15 aprile, è finito nel mirino dei proxy advisor a causa della sua maxi-remunerazione: fino a 20.500 euro al giorno, domeniche e festivi compresi. Unicredit non ha svelato nel dettaglio il pacchetto che ha convinto il banchiere ad accettare il posto lasciato vacante da Jean Pierre Mustier ma, secondo le stime dei proxy, dovrebbe comprendere una parte fissa annua di 2,5 milioni e una remunerazione variabile in azioni fino a 5 milioni. Sul 2021 la parte variabile non sarà soggetta ad alcuna condizione di performance.

Per Glass Lewis, che invita gli azionisti a votare contro la politica di retribuzione proposta da Unicredit, si tratta un meccanismo poco trasparente in quanto non collegato a performance, il che mal si accorda con le migliori prassi del mercato. Troppo anche per Institutional Shareholder Services (Iss) che, dopo aver rimarcato come il tetto massimo per la buonuscita passerà da 7,2 a 15 milioni, invita a una maggiore sobrietà considerando il periodo e le raccomandazioni della Bce. A votare contro la politica di remunerazione sarà anche il fondo BlueBell che contesta inoltre la definizione di «indipendente» di Pier Carlo Padoan, presidente in pectore di Unicredit, a causa del ruolo svolto quale ministro del Tesoro nel salvataggio del Monte Paschi.

E proprio Padoan ieri ha dichiarato: «La prossima traiettoria del gruppo farà parte della riconsiderazione della sua strategia che la banca si impegna a mettere in pratica con il nuovo ad». Orcel, infatti, sarà chiamato a varare il nuovo piano industriale, bilanciando i delicati equilibri tra i soci dove, a pochi giorni dall'assemblea, Allianz ha deciso di rafforzare la presa (dell'1,2% al 3,1% del capitale), divenendo terzo azionista di Unicredit. Nonostante le pressanti avance del Tesoro per un'unione di Piazza Gae Aulenti con Mps (controllata al 64% dal Mef), gli azionisti italiani di Unicredit - Leonardo Del Vecchio (1,92%), CariVerona (1,79%) e CariTorino (1,64%) - hanno finora raffreddato gli entusiasmi. Tanto che su Unicredit sono tornate a circolare speculazioni di un rafforzamento alternativo made in Italy che potrebbe passare da Banco Bpm, Carige o addirittura con Mediobanca (di cui Del Vecchio ha il 13,2%). Nel frattempo, secondo fonti bancarie, per risolvere il nodo di Mps, a Roma starebbero studiando uno spezzatino: Banca Toscana a Unicredit, la ex rete di Antonveneta a Bper e Banca del Salento a Pop Bari.

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