Si apre un giallo sull'addio alla Russia di Unicredit. Ieri una testata di Mosca ha rilanciato la notizia che l'istituto guidato da Andrea Orcel avrebbe abbandonato i piani per la vendita dei suoi asset russi (che nel 2025 hanno prodotto 1,1 miliardi di euro di ricavi) per arrivare alla cessazione delle attività e alla rinuncia alla licenza bancaria per operare nel Paese. Dopo la liquidazione, spiega Kommersant, la banca italiana riceverà una somma significativamente superiore al 10% del suo capitale (che a gennaio del 2026 ammontava a 3,8 miliardi), ma i fondi rimarranno congelati in conti di tipo C. Quest'ultimi sono vincolati, in rubli, e ideati dopo l'inizio della guerra in Ucraina per gestire il denaro di entità provenienti da Paesi ostili. L'effetto sarebbe che Unicredit dovrebbe tenere i fondi lì, a meno che non decida di scambiarli con "asset russi congelati nell'Ue".
L'istituto italiano tenta di uscire dalla Russia dal 2022, ma è sempre rimasta bloccata da alcuni aspetti. Da un lato, infatti, Unicredit aveva un'attività grande e redditizia nel Paese, dall'altra Orcel si è sempre rifiutato di rinunciare in blocco a miliardi di asset regalando benefici a un Paese che invece si vorrebbe cercare di ostacolare. Una posizione reiterata anche a costo di dover rinunciare alla scalata a Banco Bpm, dal momento che il golden power del governo aveva posto come condizione per autorizzare il matrimonio l'uscita dal mercato russo per una questione di sicurezza nazionale. Era quindi iniziata da parte di Unicredit la ricerca di un acquirente, resa complicata dal fatto che quest'ultimo avrebbe dovuto essere approvato dal Cremlino, con l'aggravante per il venditore di dover rinunciare a metà del valore dell'asset e pagare una maxi tassa del 35% sul valore della transazione. Nonostante questo, il gruppo aveva iniziato da tempo a ridurre le sue attività nel Paese annunciando al mercato di voler cessare la sua attività retail già alla fine di quest'anno. In serata, è arrivata la nota ufficiale di Unicredit la quale ha affermato che "non vi è stato alcun cambiamento nella strategia che sta attuando e che ha costantemente comunicato al mercato in merito alle proprie attività in Russia. Non vi è quindi alcuna intenzione di restituire la licenza o di liquidare l'attività, e qualsiasi speculazione che suggerisca il contrario è infondata". La banca italiana ha poi spiegato che al momento le attività russe consistono in un franchise di dimensioni ridotte e focalizzato al supporto di imprese internazionali per i pagamenti in dollari e in euro.
Questo, afferma Piazza Gae Aulenti, riflette la "strategia di ridimensionamento" attuata negli ultimi anni che ha portato "a ridurre, a un costo minimo, l'esposizione cross border da 4,5 miliardi nel marzo 2022 a zero, a un ridimensionamento dei prestiti netti da 6,9 miliardi a 0,6 miliardi e dei depositi locali da 7,8 miliardi a 0,5 miliardi a fine 2025".