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Casottel, una trattoria da salvare

Si trova in via Fabio Massimo, in zona Porta di Mare, questo locale con pergolato nato nel 1963 e che rischia di chiudere perché il Comune di Milano, proprietario del cascinale, lo ha messo al bando destinandolo a scopi sociali. Una raccolta firme sta cercando di scongiurare un evento che impoverirebbe il quartiere e tutta la città. Anche perché quella Cotoletta…

Casottel, una trattoria da salvare
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Oltre Corvetto, dove Milano è ancora Milano ma la campagna già sfibra il tessuto della città, esiste (per ora) un luogo che riconcilia con il mangiare semplice in un ambiente spazioso. Una vera trattoria di campagna ma a un chilometro e poco più da piazzale Lodi. Si chiama Casottel e quel per ora tra parentesi è un apostrofo triste in una storia altrimenti quasi favolistica.

Casottel infatti rischia di chiudere e una raccolta firme su Change.org sta cercando di evitarlo. “Le mura della cascina – spiegano i promotori della petizione che ha già superato le 5mila firme - sono di proprietà del Comune di Milano: il contratto di affitto è scaduto e il Comune di Milano non intende rinnovarlo. Mancano ancora poco più di tre anni al riconoscimento ufficiale come attività storica, per questo la trattoria Casottel rischia di dover chiudere”.

Casottel

“La cascina in cui si trova – aggiungono - nel 2024 è già stata oggetto di bando di concessione, per "prevalenti attività sociali e in piccola parte commerciali, con oneri di finanziamento alle attività sociali”: tutti requisiti non affrontabili da una microimpresa come quella che guida Casottel. Tuttavia, in quella occasione il partecipante non ha attenuto la concessione per mancanza di punteggio minimo”.

Insomma, il tempo stringe. E la comunità del Casottel si mobilita. In tanti hanno infatti a cuore questa “trattoria con giardino. Specialità alla brace”, come recita l’insegna arancione che fa da faro in una strada, via Fabio Massimo, che si trova a poca distanza dalla fermata metro Porto di Mare, a sud di Corvetto, che si snoda tra spazi verdi non troppo curati e palazzine basse.

Casottel nasce nel 1963 ed è sempre stato, in questi sei decenni abbondanti, quello che una trattoria vera deve essere: un luogo accogliente, uno spazio di ritrovo, uno smercio di cibo, di vino e di identità. Per molti anni è stata nelle mani di una dinastia tutta al femminile: nonna Lina, classe 1919, poi la figlia Isa Rebecchi e oggi la nipote Martina Conte, che cucina con una bella brigata i piatti del locale.

Ecco, i piatti: la carta è piuttosto stringata: tre soli antipasti, una parmigiana, dei sott’oli e un antipasto misto con salumi e sottaceti. Poi un bel po’ di primi, tra i quali ho provato delle buone Tagliatelle al ragù, ben fatte e saporite (un filo secche perché il condimento è decisamente “tirato”), ma volendo ci sono i Ravioli di zucca al burro e salvia, gli Agnolotti piemontesi al ragù e la Polenta con i funghi, che i primi caldi sconsigliano.

Per i secondi si attinge alla tradizione senza guizzi di fantasia, che qui suonerebbero come un violinista in una fonderia. Ma la Cotoletta di vitello al burro con patate è enorme, piuttosto battuta ma non al punto da essere un’orecchia di elefante anche se sborda volentieri dai confini del piatto e con una compattissima panatura che aderisce perfettamente alla carne. Vale davvero la pena, e se è vero che costa 28 euro va detto che però ci si mangia tranquillamente in due. C’è anche una versione più economica, di maiale, così come ci sono un monumentale Stinco con patate, un Roast beef all’inglese, un Ossobuco con risotto e un Vitello tonnato di stile classico, senza ciuffi ma con una salsa pervasiva (ma buonissima). I dolci sono alla voce, notevole il Crème caramel, poi ci sono anche delle Fragole con la panna.

La carta dei vini è stringatissima eppure molto curata: una selezione di una dozzina di bianchi e rossi dai ricarichi onesti, con un vino speciale (a volte un “pet-nat”, altre volte uno da viticoltura eroica, oppure vulcanica) proposto a rotazione. Nel mio caso una Barbera fresca e sottile.

Capitolo prezzi: gli antipasti costano tra i 6 euro dei Sott’oli ai 16 della Parmigiana, i secondi attorno ai 13 euro, i secondi tra i 17 e i 22.

Fanno eccezione la Cotoletta di cui sopra (28 euro) e l’Ossobuco con risotto (26) che però valgono doppio. Si esce dopo aver speso 35 euro per una cena abbondante e 40 per una cena abbondantissima. E si esce felici, soprattutto se si è beneficiato del pergolato da aia, che in primavera mette di buon umore.

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