Il vino resiste alla crisi e continua a dare lavoro

Il vino resiste alla crisi e continua a dare lavoro

Il vino italiano è più forte della crisi: i fatturati volano, l'occupazione tiene. Grazie soprattutto ai Paesi stranieri, dove le nostre bottiglie sono sempre più apprezzate, specialmente se si tratta di spumante.
Nella tradizionale indagine preparata in vista della rassegna Vinitaly di Verona, Mediobanca analizza i pre-consuntivi 2013 delle 111 principali società del settore: ne emerge un aumento del fatturato del 4,8%, in netta controtendenza rispetto al calo dello 0,3% del manifatturiero e anche al modesto progresso (+0,3%) delle industrie alimentari. Sempre più rilevante il ruolo dell'export (+7,7%), mentre in Italia i ricavi sono saliti dell'1,8%. E lo spumante brinda, con un aumento del 10,3% delle vendite all'estero. Le vendite complessive del 2013 si sono portate così del 24,1% sopra il livello del 2008, quelle all'export del 40,4%, quelle nazionali del 10,7%, confermando la tendenza degli ultimi sei anni (ad eccezione del 2009). L'intonazione positiva si manterrà anche per il 2014.
Nell'interminabile duello con i «cugini» francesi, poi, l'Italia conquista la vittoria nel 2013, confermandosi principale produttore di vino al mondo con 44,9 milioni di ettolitri contro i 44,1 milioni della Francia.
Lo scorso anno, il 51% delle bottiglie che hanno varcato i confini italiani sono state assorbite dall'Unione europea con un incremento delle vendite del 9,2% rispetto al 2012. Il Nord America si conferma la seconda piazza estera per il vino italiano assorbendo il 32,7% dell'export e registrando una crescita del 3,9% rispetto allo scorso anno. Marginale il contributo dell'America Latina (1,4%), mentre il resto del mondo (Africa, Medio Oriente e Paesi Europei non Ue) si attesta al 10,6%, ma registra un aumento record del 14,9 per cento.
Nella graduatoria delle aziende vinicole italiane, infine, le Cantine Riunite-Giv si confermano al primo posto per vendite con un fatturato di 534 milioni nel 2013, in progresso del 4,2% sul 2012. Seguono Caviro (327 milioni, +15%) e la divisione vini della Campari (228 milioni, +16%). E anche in Borsa il vino è sempre più apprezzato: dal gennaio 2001 l'indice di Borsa del settore vitivinicolo è cresciuto del 225,7%, ben al di sopra dei listini mondiali che hanno segnato un più modesto progresso del 61,8%. Ma qui il nostro Paese è clamorosamente assente: delle 46 società produttrici di vino quotate in Borsa, nessuna ha passaporto italiano. La migliore performance mondiale dei titoli vinicoli è segnata dal Nord America (+349,9%) e dalla Francia (+103,4%).

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