Einaudi: "Piaccio ai ragazzi di ogni età perché il mio piano è pop"

Alla Albert Hall di Londra il compositore ha incantato teenager e anziani: "Scrivo le musiche per il film su Terzani e un brano per le Olimpiadi 2012"

Einaudi: "Piaccio ai ragazzi di ogni età perché il mio piano è pop"

Londra - Poi lui arriva, si siede e inizia a suonare il pianoforte. La Royal Albert Hall, un tempio della musica, trattiene il fiato però entra subito nel mondo di Ludovico Einaudi, rarefatto sì, ma pieno di passioni affiancate, intrecciate, qualche volta persino nascoste nella partitura. Anche quando (come nella seconda parte del concerto) è accompagnato dai quindici Virtuosi Italiani, che gli danno ancora più profondità, Ludovico Einaudi è un poeta del pianoforte perché laddove si potrebbero usare cascate di note e godere di tanta abbondanza, lui si limita a un fraseggio essenziale e qualche volta sublime, però sempre incastonato in un filo conduttore che è un piacere seguire. Se ne accorge la platea, che è trasversale assai, visto che ci sono rockettari e melomani, settantenni e ragazzini, alcuni dei quali arrivati apposta da Bergamo e sentiteli che entusiasmo. Insomma, ecco perché il suo nuovo album Nightbook è in testa alle classifiche di mezza Europa e lui, che ha sempre preferito l’ombra alla luce dei riflettori tv, è uno dei pianisti più famosi del mondo.

Però, Einaudi, provi a spiegare la sua musica a chi non la conosce.
«Diciamo che il mio alfabeto musicale affonda le proprie radici nella musica popolare. Io ho metabolizzato gli ultimi quarant’anni, dai Beatles ai ritmi africani».

Lei crea atmosfere soffuse ma intense, di solito molto lontane dai gusti dei giovanissimi. Eppure.
«Forse dipende dal fatto che la musica popolare contiene melodie in grado di arrivare a tutti: ecco perché sono così trasversale».

Si definisca in poche parole.
«Suono musica colta ma senza intellettualismi».

Giusto.
«Ad esempio il brano Nightbook è quasi rock’n’roll, potrebbe essere la mia versione di Get back dei Beatles».

Il suo pianoforte è molto cinematografico, comunque.
«Difatti mi hanno chiesto di scrivere la colonna sonora del film di Jo Baier tratto da La fine è il mio inizio, l’ultimo libro di Tiziano Terzani. Lo scrittore sarà interpretato da Bruno Ganz, il figlio Folco da Elio Germano».

Sarà un film di culto.
«E già che ci sono comporrò anche le musiche per il nuovo film di Shane Meadows, quello di This is England».

Altro film di culto (probabilmente).
«Però mi hanno anche chiesto di scrivere un brano per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2012 qui a Londra».

Agenda bella piena.
«Non so proprio come farò, con tutti questi impegni. Per di più sono in ballo per diventare direttore artistico della Notte della Taranta: se mi danno carta bianca, accetto. Mi piace l’idea di arrivare dopo l’ex batterista dei Police, Stewart Copeland, che l’ha diretta per due anni».

Il suo obiettivo?
«Trasformare l’evento in un gigantesco rave».

Addirittura.
«Ho già chiesto aiuto al musicista e dj turco Merkan Dedè».

Einaudi, tolga una curiosità: sembra quasi che la sua musica piaccia più all’estero che in Italia.
«In Gran Bretagna c’è una straordinaria cultura musicale. Da noi meno. E ci penso spesso, quando sento dire che l’Italia è la culla della musica».

Basti dire che da noi grandi strutture votate solo ai suoni come la Royal Albert Hall neppure esistono.
«E questo ha molte conseguenze. Ad esempio, lo sa che qui a Londra mi chiedono di fare l’autografo sugli spartiti. Capito? Gli spartiti, non il cd o la fotografia».

Però anche in Italia c’è un ritorno di attenzione sulla musica. Lo dimostra anche l’esplosione di pianisti.
«Sì, dopotutto il pianoforte è uno strumento che entra nel cuore. E da noi negli ultimi anni c’è stata una fioritura di pianisti come Giovanni Allevi e Stefano Bollani».

Cosa pensa di loro?
«Rispetto la loro opera, ma è molto diversa dalla mia».

Lei si sente più vicino a Keith Jarrett.
«Lo ho adorato. È un artista straordinario ma qualche volta troppo formale. Comunque ha segnato un’epoca».

Quand’è che tornerà a incidere un disco registrato soltanto al pianoforte?
«Non so ancora, ma se non cambio idea il prossimo potrebbe essere proprio così».

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