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Secondo schiaffo al No: giusto votare il 22-23 marzo

Il Tar del Lazio: "La pretesa dei ricorrenti è priva di fondamento". Il ministro Nordio: "Basta dilazioni"

Secondo schiaffo al No: giusto votare il 22-23 marzo
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E due. L'ala dura del "fronte del No", il composito gruppo che puntava a fare slittare il referendum sulla riforma della giustizia convinto di allargare così il fronte dei contrari, incassa la seconda e definitiva sconfitta: il Tar del Lazio, che già aveva rifiutato un provvedimento urgente, ieri arriva con la sentenza definitiva. Ricorso respinto. Si voterà il 22 e 23 marzo, come aveva deciso il governo. Soddisfatto il ministro della Giustizia Carlo Nordio: "La motivazione è di una chiarezza adamantina. Si è trattato di un espediente dilatorio che speriamo sia anche l'unico". Per il senatore Pierantonio Zanettin, di Forza Italia, la richiesta era "priva di qualsiasi fondamento giuridico".

Il rinvio era stato chiesto dal comitato che nelle settimane scorse ha avviato una raccolta di firme per chiedere l'abrogazione della riforma che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pm, il sorteggio del Consiglio superiore della magistratura e l'Alta Corte di Giustizia disciplinare per le toghe. Si trattava in realtà di un doppione, dal valore puramente simbolico per ammissione degli stessi promotori, essendo il referendum già stato indetto su richiesta (come prevede la Costituzione) da un quinto dei membri del Parlamento: sia da parte dell'opposizione che della maggioranza di governo, che punta a fare confermare dal voto popolare la riforma della giustizia. E la data del 22/23 marzo era stata fissata proprio in base ai termini di legge dopo la richiesta dei parlamentari.

Secondo la sentenza del Tar laziale, "la pretesa dei ricorrenti è priva di fondamento". Una volta che un quinto dei parlamentari "si sia fatto carico di promuovere l'iniziativa referendaria e la legittimità di essa sia stata positivamente vagliata dall'Ufficio centrale per il referendum, non sussistono ragioni affinché l'Esecutivo differisca l'indizione del voto". Per il portavoce del comitato, Carlo Guglielmi, si tratta comunque di un successo: "La nostra vittoria è stata che le persone hanno capito". Anche dopo la richiesta di sospensiva, secondo i promotori, sono continuate ad affluire sottoscrizioni sulla piattaforma online del ministero della Giustizia: "Il numero delle firme giornaliere da allora in poi è più che raddoppiato portandoci a raggiungere la soglia delle 500.000 con dieci giorni di anticipo".

In realtà, dietro all'iniziativa del comitato per il No oltre al gesto simbolico c'era anche la convinzione che il prolungamento della campagna referendaria avrebbe consentito di allargare l'area degli oppositori. Ma i sondaggi sono quasi unanimi nel dare il "fronte del Si" in abbondante vantaggio, e anzi secondo alcune rilevazioni il distacco tende ad aumentare.

Unica voce contraria tra i sondaggisti quella riportata ieri da Repubblica, elaborata dalla società Ixè, secondo cui ormai i due schieramenti sarebbero separati da meno di un punto percentuale. Ma lo stesso quotidiano specifica che si tratta di una analisi isolata.

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