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LGBTQ+ChatGPT

Un post a difesa delle libertà di pensiero che delega il pensiero all'IA

LGBTQ+ChatGPT
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Noi l'avvocato e attivista genderfluid Cathy La Torre - una di quelle che stanno sempre dalla parte dei diritti civili perché ai doveri ci pensano gli altri - la conosciamo benissimo. Tempo fa abbiamo pure acquistato un videocorso online su come difendersi dalle discriminazioni omotransfobiche. Capirai, a 40 euro era un affarone. Eravamo tentati di prendercene due...

Insomma. Noi leggiamo i suoi libri da quando pubblicava con Berlusconi, la ascoltiamo sempre da Lilli Gruber (anche se non capiamo come mai la cultura progressista anziché sconfiggere le discriminazioni con l'eguaglianza tenda a instaurare l'uguaglianza attraverso le discriminazioni) e poi la seguiamo sui social. Leggiamo tutti i suoi post!

Anche quello di ieri che lei avvocato e scrittrice, non un giornalista cialtrone come noi si è fatta scrivere da ChatGPT per criticare il questionario con cui Azione Studentesca vuole capire il livello di politicizzazione dei professori nelle scuole. L'avvocathy, che poi ha eliminato il post, si è dimenticata di cancellare, all'ultima riga, la richiesta della macchina: «Vuoi che modifichi qualcosa? Posso rendere il testo più lungo, più diretto, più incisivo». O inclusivo?

No dai: andava bene così.

Un post a difesa delle libertà di pensiero che delega il pensiero all'IA.

E comunque mai mettere le nuove tecnologie in mano ai boomer. Così adesso dobbiamo allungare un'altra volta l'acronimo della comunità arcobaleno. LGBTQ+ChatGPT.

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