La prima testa finiana a cadere è quella di Nino Lo Presti. Fino a ieri era lunico considerato sicuro tra i quattro nomi del Pdl. Invece, zac, è fuori. In serata, al settimo tentativo, fumata bianca per il Csm: a Palazzo de Marescialli andranno lex presidente della Consulta Annibale Marini, lavvocato Filippo Palumbo, che ha assisto il premier assieme a Ghedini, il costituzionalista Niccolò Zanon (il più votato) e il professor Bartolomeo Romano. Cambia in corsa pure la Lega: invece di Mariella Ventura Sarno, tocca allavvocato Matteo Brigandì. In serata è arrivato il pauso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma nel Pd cè maretta. Il partito ha scelto a larghissima maggioranza, con solo 4 contrari su oltre 300, lavvocato Guido Calvi per la componente ex Ds e il professor Claudio Giostra per gli ex margheritini. La decisione non è andata giù a Ignazio Marino: «È un errore ricondurre tutto alle due solite culture, Pci e Dc».
Infuriata la replica di Pier Luigi Bersani: «Non accetto posizioni difformi». Strada in discesa invece per lUdc Michele Vietti. Il candidato centrista alla vicepresidenza, dopo quello del Pd, ha incassato il via libera di : una porta di dialogo aperta in funzione del governo?Elezione Csm Il Pdl boccia il finiano Lo Presti
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