Vincenzo Spadafora, 51 anni, ex grillino di prima fila, origini politiche nell’ambiente dei verdi, sempre orientato a sinistra, ex ministro e sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Dica la verità: i Cinque stelle non hanno più i valori di una volta?
«No, non ci sono più i valori di qualche anno fa».
È diventato un movimento di arrampicatori? Ha ragione Grillo?
«Dire arrampicatori non mi sembra corretto. Di sicuro ha ragione Grillo quando sostiene che non è più il movimento di un tempo. Io mi ricordo quando si urlava per strada, in Parlamento e in Tv che noi non saremo quelli che fanno la politica tutta la vita. Fa specie vedere i colleghi dell’epoca che non dicono più una parola su questi temi, come avessero rimosso tutto».
Allora c’era anche lo stipendio di parlamentare decimato dalle trattenute
«Già. Ed eravamo ossessionati dal sapere che tutti avessero versato quel che dovevano versare, e c’era addirittura un sito per controllare. Sparito tutto».
Ha ancora senso chiamarsi «movimento»? Non sarebbe logico definirsi partito?
«Bisognerebbe chiederlo a Conte. Io dico che una storia si è conclusa ed è iniziata una storia completamente diversa che non ha niente in comune con la storia passata».
L’attacco di Grillo a Conte avrà conseguenze?
«Conte è saldo alla guida del M5S».
Dissenso interno?
«No, neanche l’ombra».
Parliamo del campo largo. Sbaglio o si sta un po’ sfaldando?
«In realtà il campo largo deve ancora unirsi e lo deve fare costruendo un’identità comune e un programma chiaro. Ci si è illusi che una fotografia tra leader potesse scaldare il cuore degli italiani. Ma quella foto non rappresentava un pezzo importante di elettorato».
Mancano leader in quella foto?
«Manca chi rappresenta un pezzo di elettorato, che non si riconosce nei leader di quella fotografia ma non vuole votare a destra. I giovani, una parte del ceto medio, le piccole imprese»
Chi può essere il loro leader da aggiungere alla foto?
«La quarta gamba, cosiddetta, deve ancora trovare un suo leader».
I centristi di Renzi e Calenda possono stare nel campo largo?
«Renzi è già nel campo largo, è stato il più efficace nell’opposizione alla Meloni e ora sta cercando di allargare l’area riformista. Condividiamo lo stesso obiettivo con l’associazione Primavera che ho fondato oltre un anno fa. Difficile immaginare invece cosa farà Calenda».
A sinistra ci saranno primarie?
«Credo siano l’unica soluzione visto che sia Schlein sia Conte credono legittimamente di dover andare a Chigi».
Oggi quali sono le differenze tra destra e sinistra?
«La destra ha chiaramente dimostrato di avere una sua visione di società che personalmente non condivido. La sinistra deve riuscire in maniera altrettanto chiara a raccontare un’idea di società alternativa».
Vannacci sta recuperando lui lo spirito ribelle abbandonato da M5S?
«Vannacci parla a una parte del Paese che esisterà sempre e alla quale nel tempo si sono rivolte molte forze politiche, non ultima la Lega che poi però nel suo fallimento ha generato Vannacci che sta illudendo gli elettori con promesse irrealizzabili».
Chi vincerà le elezioni?
«La partita è ancora aperta. Sono convinto che serva il coinvolgimento di tutte le esperienze che hanno suscitato interesse e sono state vincenti anche a livello locale. Penso all’esperienza di Genova con Silvia Salis a cui guardano con grande entusiasmo in tanti non solo nella sua regione».
Conte ha qualche possibilità di diventare premier?
«Solo se vince le primarie».
Come dovrebbe essere, secondo lei, una sinistra moderna?
«Intanto non solamente ideologica, più concreta perché altrimenti perdiamo tantissimi giovani che oggi si mobilitano solo su sfide concrete o di valori come è stato per la Costituzione. E poi deve indicare le proprie priorità, essere determinata nelle proposte, affrontando e concretizzando temi che sono diventati solo slogan della destra come la sicurezza e il supporto alle piccole e medie aziende italiane completamente abbandonate dal governo».
