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Eni, nuova sfida energetica nel laboratorio di Culham

Asse con l'Authority britannica per l'energia atomica. Dopo la sperimentazione ci sarà lo sviluppo operativo

Eni, nuova sfida energetica nel laboratorio di Culham
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La collaborazione tra Eni e UKAEA, la United Kingdom Atomic Energy Authority (l'Authority britannica per l'energia atomica; ndr), rappresenta uno dei tasselli più avanzati della strategia con cui il gruppo guidato dall'ad Claudio Descalzi punta a rafforzare il proprio ruolo nello sviluppo dell'energia da fusione. Al centro della collaborazione c'è il tokamak sperimentale Mast-Upgrade, nel campus di Culham, in Oxfordshire, un impianto considerato oggi uno dei laboratori più evoluti al mondo per lo studio del plasma e delle applicazioni della fusione.

La partnership nasce con un obiettivo preciso: creare "un ponte strategico tra il mondo della ricerca e quello della grande industria", mettendo insieme "la profonda esperienza scientifica di UKAEA con le consolidate capacità industriali e operative su scala globale di Eni". L'ambizione condivisa è accelerare la roadmap verso la commercializzazione dell'energia da fusione attraverso un approccio orientato alla riduzione del rischio tecnologico e alla costruzione di competenze operative già pensate in ottica industriale.

È proprio questo uno degli elementi che distinguono il progetto sviluppato a Culham rispetto a molte attività sperimentali del passato. Fino a oggi, infatti, i tokamak venivano spesso utilizzati per spingere le macchine verso condizioni limite, modificando continuamente parametri e configurazioni. La collaborazione tra Eni e UKAEA punta invece a un approccio diverso, più vicino a quello richiesto da un futuro impianto commerciale. Al centro delle campagne sperimentali ci sono infatti molteplici operazioni, dette in gergo "scariche", nominalmente identiche, effettuate mantenendo la stessa configurazione della macchina per verificare le condizioni ottimali di funzionamento e consolidarne la riproducibilità.

L'obiettivo è portare il tokamak a un'operatività sempre più simile ai "futuri day by day di un impianto industriale ad energia da fusione", sviluppando procedure affidabili e continue. Per questo Eni e UKAEA studiano in dettaglio forma, densità e comportamento del plasma, costruendo una comprensione quantitativa del funzionamento della macchina e del regime operativo più efficiente, così da ridurre la necessità di manutenzione e aumentare l'affidabilità complessiva del sistema.

Parallelamente, le campagne operative vengono utilizzate come banco di prova per migliorare strumenti di misura e sistemi di controllo. Attraverso i dati raccolti vengono sviluppati modelli digitali in grado di valutare come ridurre il numero di sensori necessari, mantenendo al tempo stesso adeguati livelli di stabilità e sicurezza. Un aspetto considerato fondamentale perché i futuri reattori commerciali dovranno basarsi su sistemi più contenuti, robusti e ottimizzati, capaci di funzionare in modo efficiente per lunghi periodi.

Per Eni, lavorare direttamente su una macchina breakthrough come Mast-Upgrade significa non solo acquisire know how operativo sul controllo di un impianto a fusione, ma anche investire nella formazione di una forza lavoro altamente specializzata. Tecnici, ricercatori e operatori partecipano infatti alle campagne sperimentali e all'analisi dei dati, contribuendo alla costruzione di competenze interne dedicate allo sviluppo e all'applicazione industriale dell'energia da fusione.

Il gruppo trasferisce, quindi, nel settore della fusione il proprio approccio da global energy tech company, applicando l'esperienza maturata nella gestione di impianti complessi alle specificità di un tokamak. Le operazioni all'interno dell'impianto si basano su un modello di lavoro fortemente integrato. Squadre di controllo conducono la macchina in tempo reale, altri gruppi preparano e analizzano le scariche di plasma, mentre responsabili di turno e di impianto supervisionano la sicurezza.

L'esperienza di Culham contribuisce così non soltanto a migliorare la riproducibilità delle operazioni e l'affidabilità dei sistemi diagnostici, ma anche al cosiddetto derisking della tecnologia.

Sperimentare direttamente su un impianto reale permette infatti di individuare e mitigare in anticipo le criticità tecniche che potrebbero emergere nella futura fase industriale, rafforzando la roadmap verso i reattori commerciali a fusione di domani.

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