La Cassazione beffa gli esuli giuliani: "Stop agli indennizzi"

Associazioni dei profughi indignate, ora pensano di rivolgersi alla Corte europea per i diritti umani

La Cassazione beffa gli esuli giuliani: "Stop agli indennizzi"

Gli esuli reclamano gli indennizzi per i beni rapinati da Tito dopo la fine della seconda guerra mondiale dallo Stato italiano considerandoli tardivi ed irrisori? Non se ne parla. Una sentenza del 25 marzo della Corte di Cassazione è la pietra tombale sulla richiesta dei profughi istriani, fiumani e dalmati. Adesso, però, si apre lo spiraglio di un ricorso alla Corte europea per i diritti dell'uomo.

«Siamo pronti a presentarlo per contestare l'elemosina elargita dall'Italia agli esuli - dichiara l'avvocato triestino Sardos Albertini -. Così lo Stato sarà chiamato a rispondere della violazione del diritto ad un risarcimento congruo per i beni scippati a chi è stato costretto a lasciare l'Istria e la Dalmazia». Gli fa eco Massimiliano Lacota, presidente dell'Unione degli istriani: «Una sentenza vergognosa, non solo una beffa. L'Italia, in maniera indubbia, si era assunta l'onere di risarcire gli esuli».

Non la pensano allo stesso modo i supremi giudici. Alcuni esuli ed eredi avevano fatto causa al ministero dell'Economia e alla Presidenza del Consiglio. La sentenza 8055 della Cassazione sancisce che, pur esistendo «un diritto soggettivo nei confronti della pubblica amministrazione» tuttavia «non limita le scelte del legislatore nel determinare la misura dell'indennizzo».

Il ricorso degli esuli faceva presente che le somme versate per i beni abbandonati erano irrisorie e tardive essendo state stabilite con il famigerato accordo di Osimo del 1975. La causa faceva riferimento al precedente della Corte europea dei diritti dell'uomo relativa ai risarcimenti da parte della Polonia dopo gli accordi presi con le Repubbliche sovietiche. I giudici italiani sostengono che «la privazione dei beni dei cittadini italiani si è verificata ad opera di uno Stato straniero, al quale il territorio su cui essi si trovavano è stato ceduto dall'Italia, soccombente nel conflitto bellico».

Gli esuli chiedono da anni a Roma un equo indennizzo per una cifra complessiva di sei miliardi e mezzo di euro. «Con l'ultimo governo Berlusconi si era arrivati quasi ad un accordo su 3-4 milioni, ma poi è saltato tutto» spiega Lacota. Ad Osimo l'ex Jugoslavia si impegnò a versare 110 milioni di dollari per i risarcimenti su un conto in Lussemburgo. Dopo le prime tranche è scoppiata la guerra che ha dilaniato il Paese bloccando i versamenti.

In seguito la Slovenia ha sborsato la sua quota e la Croazia no. L'Italia non ha mai toccato questi soldi. In Slovenia e Croazia ci sono ancora 1440 proprietà e immobili, magari ridotti a rudere, ma che potrebbero venire, in alternativa, restituiti.

«Provo profonda tristezza per questa sentenza. La soluzione è politica, anche se fino ad oggi abbiamo ricevuto solo briciole» sostiene Renzo Codarin, presidente della Federazione degli esuli. Al Piccolo, il quotidiano di Trieste dove vive una forte comunità di istriani e dalmati, il deputato Pd, Ettore Rosato, ammette che «la questione degli indennizzi agli esuli spetta alla politica, non agli organi giudiziari».

La parlamentare giuliana di Forza Italia Sandra Savino accusa la Cassazione di far parte di «un'Italia che si rifiuta di guardare al passato con la lucidità del presente».

Pochi mesi fa tre fratelli eredi di un'autofficina nel centro di Capodistria, oggi principale porto sloveno, hanno rifiutato con sdegno un risarcimento di Roma di 80 euro per la licenza sommati a 240 per i macchinari perduti e la licenza. A dieci anni dal giorno del Ricordo che ricorda il dramma dei profughi istriani e dalmati, lo Stato italiano continua a beffare gli esuli.

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