Catalogna, l'indipendenza resta un sogno

Il partito di Mas si afferma, però perde seggi per l'exploit della sinistra. Tramonta così il progetto di separarsi dalla Spagna

Catalogna, l'indipendenza resta un sogno

Artur Mas è lontano. Lontano dal sogno che la Catalogna ha accarezzato per anni. L'uomo che ha provocato Madrid, che ha lanciato la sua sfida secessionista, che ha puntato tutto il suo destino politico su queste elezioni, ha ancora la maggioranza ma ha perso i seggi. Dallo scrutinio è emersa una maggioranza a favore dell'indipendenza eterogenea ed ingovernabile. Ieri una folla ordinata e paziente, quasi commuovente è andata a votare. Un'affluenza da record, la più alta dal 1988. È il segno che la voglia di indipendenza è forte. Ma Artur Mas non ha ottenuto il risultato sperato, quella maggioranza assoluta che gli avrebbe permesso di indire un referendum, anzi è risultato in calo, perdendo 7 seggi. Vincono in ordine sparso i partiti indipendentisti catalani, ma ieri sera a Barcellona Artur Mas, l'uomo che aveva portato in piazza un milione e mezzo di persone, mastica amaro. Anzi, in Spagna in queste ore c'è addirittura chi non esclude l'ipotesi delle dimissioni di Mas.

Quello che ora può tentare è di lasciare la pistola della minaccia indipendentista sul tavolo delle trattative con Madrid, sperando di ottenere nuove concessioni, come una maggiore autonomia e forse un regime fiscale più vantaggioso. Ma non è detto che funzioni, perchè la distanza tra il suo partito, il centrista Convergencia i Unio, e quello della sinistra indipendentista di Esquerra Repubblicana de Catalunya (solo assieme avrebbero la maggioranza assoluta in Parlamento) appare incolmabile su quasi tutti i temi.
Mas perde fra i 7 e i 8 seggi rispetto ai 62 ottenuti nel 2010. Le forze indipendentiste si sono in parte dirottate su Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), che raddoppia i seggi, diventando la chiave per realizzare il progetto secessionista. E avanza nel Parlament il fronte dei partiti favorevoli a un referendum sull'«Estato Propio», lo Stato indipendente o almeno più autonomo rispetto ad oggi. Debacle annunciata per il Partit del Socialistes de Catalunya, che dai 28 seggi attuali scenderebbe a 16-18, e registra il peggiore risultato della sua storia. Aveva 52 seggi all'epoca di Pascual Maragall, il popolare ex sindaco di Barcellona. È un'emorragia senza fine per le ferite lasciate da 7 anni di governo tripartito con Erc e Icv, ma, soprattutto, per la mancanza di una road map credibile. A parità di seggi il Partito Popolare, che con la sua crociata contro la secessione è riuscito comunque a mobilitare l'elettorato «unionista» e a confermare sostanzialmente i 18 seggi ottenuti due anni fa. In mancanza del plebiscito indipendentista per CiU, per realizzare il grande sogno catalano al quale è approdato nell'ultimo anno Artur Mas dovrebbe ora allearsi ai piccoli partiti nazionalisti e dell'estrema sinistra: come i 4 seggi di Candidatura d'Unitat Popular (CUP), che esordisce nel Parlamento catalano con i voti indipendentisti della sinistra localista.

Alla fine della durissima campagna elettorale, Mas era riuscito a uscire indenne dai veleni sollevati dalle accuse di corruzione e sui presunti conti svizzeri dei leader di CiU. Ma sul voto, che ha premiato partiti come Ivc (avevano puntato sulla difesa dei diritti sociali e contro i tagli), ha pesato il bilancio sulle politiche di austerità realizzate durante la sua gestione. E cioè il salvataggio economico della Catalogna per 5,5 miliardi; il taglio del 20% degli stipendi dei dipendenti pubblici; la riduzione di un terzo dei beneficiari del reddito minimo sociale.

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