Dagli appuntamenti col parrucchiere all'esercito contro i minatori Ecco Margaret Thatcher segreta

Pubblicata l'agenda della "Lady di ferro". Tra nuotate e incontri istituzionali, le mosse finora nascosti del governo britannico nel 1984

Dagli appuntamenti col parrucchiere all'esercito contro i minatori Ecco Margaret Thatcher segreta

Nel 1984 Margaret Thatcher andò 120 volte dal parrucchiere, in media una volta ogni tre giorni. Una curiosità che si può leggere nella sua agenda, pubblicata a 30 anni di distanza dagli Archivi nazionali britannici e conservata da un membro del suo staff mentre era primo ministro.

Gli appuntamenti erano indicati semplicemente con la parola "capelli" e, di solito, erano fissati alle 8.30 o alle 9. Per sei volte in un anno, inoltre, la "Lady di ferro" è andata dal dentista, ma nuotava occasionalmente e passava "tranquille serate" con il marito Denis. Tutto questo, ovviamente, tra incontri con premier e capi di Stato - tutti debitamente segnati sul diario - come quelli con l’allora presidente francese Francois Mitterrand e con il principe giapponese Naruhito.

Il primo impegno della Thatcher del 1984 furono i festeggiamenti del primo gennaio nella residenza dei Chequers, per Capodanno. Alcuni giorni dopo, il 9 ed il 10 gennaio, l’ex premier britannica scomparsa nell’aprile del 2013 incontrò il ritrattista Rodrigo Moynihan, per le prime delle 8 sedute con il pittore. Pare tuttavia che non ne apprezzò il risultato, sostenendo di sembrare strabica nel ritratto che le fece.

Dai documenti pubblicati emergono, però, anche dettagli finora nascosti della strategia della Thatcher. Ad esempio, sempre nel 1984, l'allora premier aveva tutte le intenzioni di far intervenire l'esercito per mettere fine allo sciopero dei minatori, al contrario di quanto ufficialmente dichiarato. La Thatcher aveva quindi contemplato la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza, ordinando ai militari di fare irruzione nelle miniere e prelevare il carbone necessario per il Paese sull’orlo della crisi energetica. Diverse volte, inoltre, emerge che la paura del governo di dover soccombere ai minatori. La prima volta accadde a luglio, quando alla protesta si aggiunsero i lavoratori portuali: "Il tempo non è dalla nostra parte", ammise l’allora ministro del Lavoro Norman Tebbit in una nota riservatissima diretta alla Thatcher. Risale poi ad ottobre una lista delle "opzioni da scenario peggiore", che comprendeva interventi-limite, redatta dopo che era ormai chiara l’intenzione dei minatori di non cedere di un millimetro minacciando di fatto la chiusura totale del Paese.

Tra i file finora secretati c’è poi l'ira di Londra per il falso attentato a François Mitterand: nell’ottobre del 1984, il giorno prima della visita in Gran Bretagna dell’allora presidente francese, un addetto alla sicurezza collocò nella residenza dell’ambasciatore due esplosivi per mettere alla prova l’efficienza della polizia inglese. Il governo britannico andò su tutte le furie, in particolare perché la Francia si rifiutò di porgere le proprie scuse. Quanto avvenuto fu definito "inspiegabile ed inaccettabile" ed i ministri chiesero delle garanzie che fatti del genere non si sarebbero più ripetuti.

A dicembre poi, secondo quanto raccontano gli archivi britannici, l’allora leader sovietico Gorbaciov si recò a sorpresa a Downing Street, ma senza trovare la Thatcher.

Un altro colpo di scena risale al giugno di trent’anni fa, quando nella prima riunione ufficiale tra l’allora primo ministro sudafricano Pw Botha e la premier britannica quest’ultima non fece alcuna pressione per la liberazione di Nelson Mandela, che in quegli anni stava scontando una condanna all’ergastolo. In un faccia a faccia durato 4 ore, Thatcher non menzionò nemmeno una volta "Madiba", nonostante, secondo le sue note personali, ne avesse parlato in una precedente udienza non ufficiale durata 40 minuti.

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