Dopo il rifiuto del piano Usa per Gaza da parte di Benjamin Netanyahu, la Casa Bianca smorza i toni e sostiene di «non essere preoccupata» dalle dichiarazioni del premier israeliano. «Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi - riferisce un alto funzionario americano ad Axios - Non abbiamo problemi al riguardo, purché continui a fare ciò che chiediamo, in particolare per quanto riguarda la limitazione degli attacchi a Gaza». E ieri, alcune fonti hanno fatto sapere al Jerusalem Post che Netanyahu avrebbe detto all’inviato (e genero) del tycoon Jared Kushner di essere disposto a dare una possibilità al progetto di disarmo di Hamas proposto da comandante in capo, con le Forze di Difesa Israeliane (Idf) che si stanno ritirando sulla Linea Gialla. La testata dello Stato ebraico, citando Axios, ha specificato che la conversazione sarebbe avvenuta «la scorsa settimana», e poi ha confermato «l’interruzione degli attacchi contro la Striscia».
Sul fronte iraniano, invece, Teheran ha avanzato nuove e severe richieste per la riapertura dello Stretto di Hormuz, affermando che questo non accadrà finché gli Stati Uniti non «correggeranno il loro comportamento». L’Iran pretende anche un risarcimento economico dagli Usa per i danni di guerra. Proposta subito bocciata da Trump: «Dovrei chiederli io per le vittime di Soleimani e le centinaia di migliaia di manifestanti innocenti uccisi dall’Iran negli ultimi 50 anni».
Gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato che una delle loro navi è stata colpita da un missile iraniano durante il fine settimana, e gli Houthi yemeniti, allineati con la Repubblica islamica, hanno rivendicato l’attacco a una raffineria in Arabia Saudita avvenuto domenica mattina. Il Comando centrale americano, da parte sua, ha deviato 55 navi commerciali, ne ha rese inoffensive due e ne ha ispezionate altre due per garantirne la conformità al blocco navale imposto contro i porti iraniani.
Mentre i media di Teheran hanno riferito che l’ayatollah Mojtaba Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian hanno avuto un incontro di sette ore per discutere delle sfide che il Paese si trova ad affrontare. «Mantenere l’unità e la coesione è stato il consiglio più importante che la Guida Suprema ha sottolineato», ha detto Pezeshkian. Intanto Khamenei sta rendendo pubblici i decreti relativi alla nomina di diversi alti comandanti militari, a partire da quella del generale delle Guardie Rivoluzionarie Ali Abdollahi a capo delle forze armate del Paese, mentre il generale di brigata Ahmad Vahidi sarà comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie. Alcune posizioni di vertice all’interno delle forze armate e della sicurezza iraniane sono rimaste senza nomina permanente da quando i precedenti titolari sono stati uccisi nei raid aerei israelo-americani.
