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Politica estera

Il gas di Putin e gli investimenti di Xi: ecco come funziona il modello economico spagnolo di Sanchez

La crescita spagnola viene celebrata come un successo europeo ma poggia sempre di più su energia russa e capitali cinesi

“Fa pressioni sulla Spagna...”: a cosa punta la Cina sfruttando Sanchez

La Spagna di Pedro Sanchez viene speso presentata come il nuovo motore economico dell’eurozona: crescita superiore alla media europea, disoccupazione in calo, investimenti in aumento e capacità di utilizzare meglio di altri i fondi del Next Generation Eu. Attenzione però, perché dietro questa immagine di successo si nasconde un elemento molto meno rassicurante. Il modello spagnolo non si limita infatti ad attrarre capitali globali; si sta strutturando attorno a relazioni economiche sempre più strette con due Paesi particolari: la Cina di Xi Jinping, che l’Europa considera una rivale sistemica, e la Russia si Vladimir Putin, che Bruxelles considera ormai una minaccia a causa della guerra in Ucraina.

La Spagna si affida all’energia della Russia

Il primo pilastro di questa dipendenza è l’energia russa. Secondo i dati di Enagás riportati dalla TASS il 10 agosto, la Spagna ha leggermente ridotto gli acquisti di gas naturale liquefatto russo nel luglio 2026 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, passando da 2.150 a 2.088 GWh. La quota russa è scesa all’8,1% del totale e Mosca è diventata il quarto fornitore di Madrid dietro Algeria, Nigeria e Stati Uniti. Ma il dato davvero significativo è un altro: tra gennaio e luglio 2026 la Spagna ha acquistato 39.443 GWh di GNL russo, pari al 18,3% del totale, confermando la Russia come terzo fornitore del paese.

In altre parole, mentre il governo Sanchez sostiene la linea europea contro il Cremlino, continua a finanziare in misura rilevante l’export energetico russo. La riduzione marginale di luglio non cambia la sostanza politica della questione: l’economia spagnola beneficia ancora di un rapporto energetico con un Paese che l’Unione europea accusa di aggressione militare, destabilizzazione del continente e uso delle risorse energetiche come strumento geopolitico. É qui che il pragmatismo di Madrid si scontra con l’agenda dell’Ue.

Affari d’oro tra Sanchez e Putin

Il secondo elemento rende il quadro ancora più contraddittorio. Un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air pubblicata da EUobserver mostra che nel luglio 2026 diciotto carichi di prodotti petroliferi raffinati da greggio russo sono entrati nei porti dell’Unione europea, più del doppio rispetto al mese precedente.

Spagna e Cipro hanno ricevuto sette carichi ciascuna. Le spedizioni provenivano da raffinerie situate in Turchia, India e Georgia, cioè da paesi che trasformano il greggio russo e lo reimmettono nel mercato europeo sotto altra forma. EUobserver sottolinea che, secondo il CREA, il sistema delle sanzioni e del price cap non sta impedendo in modo efficace il ritorno delle “molecole russe” nell’economia europea.

La Spagna non è quindi una vittima passiva di un commercio globale opaco; è uno dei principali punti di ingresso di questi flussi energetici. Il governo può sostenere che le operazioni rispettano formalmente le regole europee, ma la politica non si esaurisce nella conformità giuridica. La distanza tra la retorica morale di Bruxelles e la pratica economica di Madrid diventa insomma sempre più difficile da nascondere.

Il filo rosso che unisce Madrid a Pechino

Se il lato russo del modello Sanchez riguarda l’energia, il lato cinese riguarda il capitale e l’industria. Il motivo è presto detto: la Spagna sta emergendo come uno dei partner europei più disponibili verso Pechino. I dati del rapporto Rhodium Group-MERICS confermano che nel 2025 gli investimenti diretti cinesi in Europa sono saliti a 16,8 miliardi di euro, il livello più alto dal 2018, e che la Spagna ha ricevuto circa 1,5 miliardi di euro, con una forte accelerazione nei progetti legati alle batterie, ai veicoli elettrici e alle energie rinnovabili.

Il progetto simbolo è quello di CATL, il gigante cinese delle batterie, mentre China Three Gorges ha rafforzato la propria presenza nel settore solare spagnolo. A prima vista sembra una vittoria industriale. Ma qui emerge il problema strategico: Madrid sta affidando una parte crescente della propria transizione energetica e della propria politica industriale a imprese strettamente legate a uno Stato che utilizza l’economia come strumento di influenza geopolitica.

Lo stesso rapporto MERICS avverte che Pechino tende sempre più a mantenere in patria tecnologie e know-how strategici, usando l’Europa soprattutto come mercato di sbocco e piattaforma produttiva subordinata. Non solo: Bruxelles sta discutendo controlli più severi sugli investimenti cinesi, sui sussidi esteri e sui requisiti di contenuto europeo, segno che il problema non è teorico ma percepito come una questione di sicurezza economica.

Un modello da rivedere

Sanchez ha trasformato questa apertura nei confronti di Russia e Cina in un elemento chiave del proprio modello di crescita, accettando un livello di dipendenza che rischia di limitare l’autonomia strategica del paese. Energia da Putin, batterie da Xi e pure fondi da Bruxelles: il successo spagnolo appare sempre più come una costruzione fondata su risorse controllate da altri.

È un modello che può produrre crescita nel breve periodo, ma che espone la Spagna a pressioni politiche future. Un esempio? Se l’Unione europea dovesse irrigidire le sanzioni energetiche contro la Russia o imporre condizioni più dure agli investimenti cinesi, Madrid si troverebbe costretta a scegliere tra la coerenza geopolitica e gli interessi economici costruiti in questi anni. Visto così il “miracolo Sanchez” é molto più oscuro e opaco.

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