Le purghe che hanno interessato l’Esercito popolare di liberazione cinese sono arrivate a un punto senza precedenti. Xi Jinping ha recentemente fatto rimuovere due dei più importanti generali cinesi dalla Commissione militare centrale, l’organo che controlla le forze armate e che rappresenta uno dei pilastri del potere del presidente. Ecco che cosa sappiamo e che cosa sta succedendo in Cina.
La caduta degli ultimi generali cinesi
Gli ultimi due alti funzionaari militari sbattuti fuori dalla Commissione militare centrale sono stati Zhang Youxia e Liu Zhenli, entrambi già finiti sotto indagine lo scorso gennaio per sospette “gravi violazioni della disciplina e della legge”, formula generica e burocratica che Pechino usa spesso per riferirsi a casi di corruzione.
Zhang era il più importante dei due vicepresidenti della Commissione e, per questo, il generale di grado più alto dopo Xi. Liu ricopriva invece l’incarico di capo del Joint Staff Department, struttura responsabile della pianificazione operativa e delle attività di combattimento.
La loro rimozione è stata annunciata venerdì dall’agenzia statale Xinhua e, come ricostruito da Reuters, lascia la Commissione militare centrale con appena due membri attivi: Xi Jinping e Zhang Shengmin, responsabile della lotta alla corruzione. L’organismo, normalmente composto da sette persone, è dunque ormai quasi svuotato.
Il piano di Xi
Si tratta di un dettaglio tutt’altro che secondario in un Paese nel quale il controllo delle forze armate è considerato essenziale per la stabilità del sistema politico. Zhang, in particolare, era ritenuto vicino a Xi e la sua caduta ha quindi sorpreso gli osservatori, proprio perché dimostra quanto in profondità siano arrivate le epurazioni.
Dietro la nuova ondata di purghe c’è innanzitutto la campagna anticorruzione lanciata da Xi nel 2012. Non solo: il presidente cinese sta da anni cercando di trasformare l’Esercito popolare di liberazione in una macchina militare più efficiente, moderna e soprattutto totalmente subordinata al Partito comunista e alla sua leadership.
Le indagini hanno coinvolto decine di alti ufficiali e generali, facendo emergere un sistema nel quale promozioni, appalti e gestione delle risorse militari sarebbero stati condizionati da reti personali. Per Xi il problema, però, non è soltanto economico: una catena di comando attraversata da fazioni e interessi autonomi può diventare un rischio politico e strategico. Non è casuale che lo scorso luglio il presidente abbia chiesto ai vertici del Partito di intensificare la lotta alla corruzione nelle forze armate.
La rimozione di Zhang assume così un significato particolare: colpire un uomo arrivato ai vertici del sistema militare significa ribadire che nessun generale, nemmeno quelli considerati più vicini al presidente, può costruire un potere indipendente.
