"Io, volontario italiano al fronte ucraino contro i ribelli filorussi"

Francesco faceva il manager, si è arruolato nel battaglione Azov: "Tra noi nessun mercenario, combattiamo per una giusta causa"

"Io, volontario italiano al fronte ucraino contro i ribelli filorussi"

«Sulle barricate di piazza Maidan ero come ET, che ritrova casa al fianco dei nazionalisti ucraini». Così parla Francesco F., 53 anni, italiano, uno dei volontari accorsi dal nostro Paese, come da altre nazioni europee, a combattere per l'Ucraina sul fronte dell'Est contro i ribelli appoggiati dalla Russia. Nel reportage esclusivo che il settimanale Panorama pubblica con un ampio servizio fotografico sul numero in edicola, Francesco F. rivela di essere uno dei 250 uomini arruolati nel battaglione Azov. Una formazione militare schierata in prima linea nell'Ucraina orientale, che sta diventando una «Legione internazionale» con l'arrivo di svedesi, francesi, inglesi e croati. «Non siamo mercenari, ma volontari senza un soldo di paga» dice l'uomo a Panorama «che combattono per una giusta battaglia».

Un passato nell'estrema destra italiana, Francesco F. ha fatto il manager e due anni fa era sbarcato a Kiev per vendere materie prime. Poi ha deciso di passare all'azione lo scorso gennaio, quando nella capitale ucraina erano in azione le centurie di Pravy Sektor, i camerati ucraini schierati sulle barricate di piazza Maidan. «Con noi - dice a Panorama - stanno arrivando anche i finlandesi e i volontari baltici, che temono di essere la prossima preda dei russi». E conclude: «Sparo e ammazzo prima di farmi uccidere, ma senza odio neppure per i separatisti. Un uomo non può dirsi tale se non ha provato la guerra». Il battaglione Azov è composto dai «Patrioti dell'Ucraina», l'ala paramilitare dell'Assemblea nazional sociale, di estrema destra, guidata da Andriy Belitsky, un ex prigioniero politico.

I «patrioti» più anziani hanno combattuto con l'Urss in Afghanistan negli anni Ottanta. Altri si sono fatti le ossa in Georgia durante la guerra contro la Russia del 2008 e qualcuno ha addirittura combattuto al fianco dei ceceni nel conflitto degli anni Novanta. E non mancano ex poliziotti della Crimea fuggiti dalla penisola dopo l'annessione di Mosca. Nella battaglia di Mariupol del 13 giugno, battesimo del fuoco degli «uomini neri» del battaglione accusati di simpatie naziste, c'era anche Oleh Lyashko, che alle elezioni presidenziali di fine maggio è arrivato terzo catalizzando i voti dei radicali ultra nazionalisti. Dall'Italia sono partiti per il fronte dell'Est decine di ucraini che vivevano con i genitori o lavoravano nel nostro Paese. «Alcuni sono simpatizzanti che frequentavano la nostra realtà o altri ambienti di destra - rivela Simone Di Stefano uno dei leader di Casa Pound - Poi hanno deciso di tornare nella loro patria d'origine per aderire a Pravi Sektor» o arruolarsi nella guardia nazionale per combattere i separatisti.

Nel calderone della guerra civile in Ucraina c'è di tutto. Come scrive Panorama, dall' «Italia arrivano anche i filo russi». E sventolano un tricolore con la stella rossa in mezzo, come la bandiera della brigata partigiana Garibaldi durante la seconda guerra mondiale. «A inizio giugno sono sbarcati a Donetsk sei giovani italiani, fra cui Orazio Maria Gnerre e Luca Pintaudi di Millenium - scrive il settimanale - Il «partito comunitarista», come si legge sul suo sito, farebbe parte del filone fascio-comunista in contatto con l'ideologo della Grande Russia euro asiatica, Aleksandr Dugin».

In piazza Maidan, prima della caduta del presidente Viktor Yanukovic, erano schierati sulla barricate pure «gli elmetti blu» guidati da un veterano dell'esercito israeliano. Ex militari ebraici del fantomatico battaglione Alya sarebbero invece pronti a combattere dall'altra parte della barricata «contro il pericolo fascista» di Kiev. I ribelli filo russi hanno attirato polacchi legati alle teorie geopolitiche euroasiatiche, cosacchi del Don, osseti fedeli a Mosca ed i ceceni di Ramzan Kadyrov, il mezzo despota, alleato del Cremlino, che governa a Grozny. Oltre agli immancabili cetnici, i combattenti serbi che si massacrarono con croati e musulmani nel carnaio dell'ex Yugoslavia.
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