L’America? Uno “Stato terrorista”. Hasan Piker non ha dubbi: “A parità di condizioni, per quanto riguarda il numero di morti, sì, gli Stati Uniti sono stati peggiori di Al Qaeda”. Nei giorni in cui il Paese si è fermato per ricordare gli attacchi dell’11 settembre, 25 anni dopo l’orrore scatenato da Osama Bin Laden, lo streamer più ascoltato dalla sinistra americana ha sganciato una nuova bomba nel dibattito politico americano.
Intervistato da Axios, l’influencer socialista ha attaccato a testa bassa la politica estera di Washington: “Abbiamo seminato un terrore immenso in tutto il mondo”. Da diverso tempo Piker ha un ruolo di primo piano nel mondo liberal americano. Con le sue dirette fiume ha trovato un modo di parlare ai giovani maschi, ma lo ha fatto con toni incendiari e provocatori, scagliandosi in particolare contro Israele e non lesinando commenti indulgenti nei confronti di Hamas. Già in passato lo streamer aveva bollato gli Usa come il “top dog” del terrorismo globale, riferendosi tanto alla Guerra al terrore dell’amministrazione Bush, quanto alla campagna contro l’Iran lanciata da Donald Trump.
Il legame con El-Sayed e il voto giovane
Mentre moltissimi tra i dem cercano di prendere le distanze da Piker, c’è chi lo usa per fare breccia in segmenti importanti dell’elettorato. Non a caso, l’influencer ha dato una notevole mano ad Abdul El-Sayed nella conquista della nomination democratica per la corsa senatoriale in Michigan. Una vicinanza che, se da un lato lo ha aiutato in questa prima fase elettorale, facendo presa su una base del partito sempre più radicalizzata, dall’altro potrebbe danneggiarlo nelle elezioni generali.
Da settimane c’è un certo imbarazzo per le parole di Piker sulla comunità ebraica: “Se gli ebrei americani continuano a diffondere l’idea di essere legati a Israele, prima o poi qualcuno si farà avanti e agirà, non contro lo Stato di Israele, ma contro gli ebrei americani”.
Gli spot repubblicani e l’imbarazzo dei democratici
I gruppi elettorali repubblicani hanno fiutato l’opportunità e stanno spendendo milioni di dollari in spot che mostrano la vicinanza tra Piker ed El-Sayed. Le clip riportano una delle frasi più controverse pronunciate da Piker nel 2019, quando disse che gli Usa avevano “meritato l’11 settembre”: un’affermazione che aveva poi ritrattato, ma che ora torna al centro del dibattito.
El-Sayed, intanto, prova a far finta di niente. Da un lato dice di non essere d’accordo su molte cose dette dall’influencer, dall’altro chiarisce che non farà campagna con lui in autunno, ma senza rompere definitivamente.
È evidente che più Piker si espone, più i dem sudano freddo, anche perché una rottura diretta con lo streamer non è facile, come testimoniano le parole dello stesso El-Sayed: “Il motivo per cui parlo con Hasan non è Hasan in sé”, ha detto in un’intervista al network Fox 2 Detroit, “ma i 3 milioni di persone che prestano attenzione a ciò che ha da dire”.
Un chiaro riferimento all’audience giovane che segue Piker e che nel 2024 aveva bocciato i dem. Ma oggi, più Piker agita paragoni imbarazzanti tra Usa e Al Qaeda, più la rincorsa al voto giovane rischia di lasciare i democratici più radicali con il cerino (elettorale) in mano.
