La Corea del Nord sposta l’artiglieria e la mette bene in vista lungo il confine blindato che la separa dalla Corea del Sud. Così si alza alle stelle, per l’ennesima volta, la tensione lungo una delle frontiere più militarizzate del mondo. Ma cosa è successo? Nelle ultime ore, la comparsa di un semovente nordcoreano a ridosso della linea di demarcazione militare coreana ha alimentato i timori di una nuova escalation nella penisola.
Tensione lungo il confine coreano
Il piazzamento del pezzo d’artiglieria sul confine è arrivato in concomitanza con i lavori di fortificazione della frontiera da parte della Corea del Nord. A preoccupare particolarmente gli analisti è soprattutto la scelta di rendere visibile un mezzo che, normalmente, dovrebbe sfruttare il terreno per sottrarsi all’osservazione e a eventuali attacchi.
Come riferito dall’agenzia sudcoreana Yonhap, il suddetto semovente nordcoreano, probabilmente un pezzo d’artiglieria da 122 millimetri, è stato fotografato lungo la costa della contea di Kaepung, nella provincia nordcoreana di Hwanghae, di fronte alla città sudcoreana di Gimpo.
Il mezzo è stato immortalato dall’osservatorio di Aegibong, situato a circa un chilometro e mezzo dalla posizione nordcoreana. Sulla corazza era visibile uno slogan propagandistico contro gli Stati Uniti e, nei paraggi, alcuni militari si esercitavano utilizzando bandiere rosse.
Kim stringe i muscoli
La presenza così esposta dell’artiglieria rappresenta un fatto insolito e potrebbe costituire una dimostrazione di forza diretta a Seoul. Il semovente avrebbe una gittata stimata tra i 15 e i 24 chilometri, sufficiente a colpire obiettivi nelle aree meridionali della zona di confine. Nella stessa area sono stati inoltre osservati tre veicoli corazzati con i cannoni rivolti verso sud e circa venti-trenta soldati impegnati in lavori lungo la fascia demilitarizzata, la DMZ.
Di recente, tra l’altro, Pyongyang ha inviato una lettera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per accusare Seoul di aver inventato le responsabilità nordcoreane nell’esplosione di una mina, lo scorso settembre, che ha ferito tre militari sudcoreani. Il governo guidato da Kim Jong Un (a quanto pare vivo e vegeto) ha definito le accuse una manovra per giustificare le contestazioni contro i lavori di fortificazione del confine e ha avvertito che eventuali violazioni della propria sovranità potrebbero provocare misure di autodifesa.
In tutto questo la Corea del Sud ha proposto colloqui militari per verificare congiuntamente la posizione esatta della frontiera e ridurre il rischio di scontri accidentali. Resta però una distanza profonda tra le due parti: mentre il Nord consolida recinzioni, strade tattiche e postazioni militari, il Sud rafforza sorveglianza e preparazione difensiva. La strada del dialogo è sempre più tortuosa e irta di ostacoli.