Russia, Pussy Riot: Nadia trasferita in un carcere in Siberia

Data dispera per alcuni giorni, Nadia sarebbe stata spostata in un nuovo carcere. A denunciare il fatto il marito su twitter

Russia, Pussy Riot: Nadia trasferita in un carcere in Siberia

Nadia Tolokonnikova, la cantante della band russa Pussy Riot, sarebbe stata trasferita in un campo di lavoro in Siberia. Della donna, condannata ad agosto 2012 a due anni di carcere insieme con le compagne, per un'esibizione "blasfema" contro Putin nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, non si sapeva più nulla da due settimane.

La leader della band, ha scritto oggi su twitter il marito, sarebbe stata spedita dal campo di lavoro in Mordovia in una colonia penale in Siberia, nella regione di Krasnoyarsk. Il centro di detenzione si troverebbe nella città di Nizhny Ihash, lungo il percorso della Transiberiana.

Secondo l'attivista che ha dato la notizia del trasferimento della Tolokonnikova, le autorità russe avrebbero preso la decisione come reazione a una lettera in cui la detenuta denunciava soprusi e violazioni dei diritti minimi della popolazione carceraria nel sistema penale russo.

Nella missiva inviata dal carcere, Nadia accusava condizioni di vita durissime, in cui le detenute sono costrette a lavorare "dalle sette e mezza del mattino a mezzanotte e mezza", dormendo pochissimo, con "un giorno libero ogni sei settimane". Parlava di "mani piene di piaghe e buchi fatti dagli aghi" per cucire.

Il trasferimento in Siberia, secondo quanto racconta il marito della cantante, sarebbe stato deciso proprio per l'eco che ha avuto la lettera, in una sorta di punizione. L'agenzia Interfax ha scritto che la donna "mangia e dicono che le sue condizioni di salute sono soddisfacenti". In passato aveva iniziato uno sciopero della fame, come forma di protesta per le condizioni durissime del carcere.

538em;">Lo spostamento dei detenuti all'interno della Russia avviene di solito via treno e può richiedere diversi giorni, quando addirittura non settimane. Secondo le autorità penitenziare informare i famigliari non è nelle abitudini.

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