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Politica estera

Emergenza casa, bocciati i decreti. “Voto anticipato”. L’ira della Spagna

Il governo sotto sul rinvio degli sfratti tradito da catalani e baschi. Il premier annuncerà le urne

Sconfitto Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez battuto in Parlamento sui decreti casa Con la maggioranza in pezzi è scontato il ricorso al voto anticipato, possibile per il 29 novembre

Ha aspettato l’incidente parlamentare per capire che è arrivato a fine corsa. Pedro Sánchez, quello che tutti i sondaggi danno come il peggior premier della storia di Spagna, ha deciso obtorto collo di portare il Paese a elezioni anticipate: la decisione ufficiale arriverà lunedì prossimo, dopo un fine settimana di consultazioni fra ministri, ma ormai il dado è ampiamente tratto.

La bocciatura dei decreti sull’edilizia abitativa da parte del Congresso (172 sì e 178 no il primo, 166 sì e 184 no il secondo), di fatto apre la strada a ciò che le opposizioni chiedevano da mesi. Il voto contrario è arrivato anche da Junts e dai navarri di Upn, che si sono accodati alle destre di Pp e Vox: all’orizzonte dunque un nuovo scenario politico con il centrodestra molto avanti nei sondaggi e in grado di ottenere la maggioranza.

Infatti Sánchez ha così perso una delle principali piattaforme sociali con cui sperava di riconquistare la fiducia popolare dopo la crisi di Ceuta e dopo la mobilitazione di piazza per Maricarmen, la pensionata sfrattata dalla sua abitazione che ha provocato una grossa indignazione popolare, sfociata nel presidio di piazza durato vari giorni. Anche ieri le strade della capitale sono state le protagoniste: sin dalle prime ore del mattino un migliaio di manifestanti si è radunato davanti al Parlamento, di fronte a un imponente cordone di polizia con 600 agenti, per esprimere «tutta la rabbia accumulata negli anni» riguardo alle decine di migliaia di sfratti come quello di Maricarmen. Appartengono al nuovo movimento degli Indignados che scandendo lo slogan «vergogna, vergogna» ha provato a convincere i decisori. Ha poi organizzato una marcia per le strade attorno alla Moncloa chiedendo «dov’è il governo progressista?». Qualche passante ha risposto usando l’ironia: si trova «in vacanza a Lanzarote», oppure nella «residenza dell’ex premier Zapatero dove sono stati trovati gioielli per milioni di euro».

Sánchez si difende minacciando PP, Junts e Upn: «La storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e con maggiore severità». Tranchant la replica di Vox, per bocca di Carlos Quero: «Se proibisci di sfrattare i vulnerabili, nessuno affitterà ai vulnerabili». E rivolgendosi al premier: «Lei è una piaga per i giovani, le famiglie e la casa». Ancora più diretto il leader della destra, Santi Abascal: «Ci sono 80mila spagnoli minacciati di sfratto a Ceuta e all’assassino psicopatico de La Moncloa l’unica cosa che viene in mente è organizzare violenza, circondare il Congresso e voler estendere la violenza delle strade di Madrid al resto della Spagna per non parlarne. Le elezioni? Sánchez porta alla ribalta la questione degli sfratti per coprire la propria corruzione».

Alberto Feijoo, numero uno dei popolari, chiede al premier di «fissare una data e lasciare che il popolo si esprima», definendo quello di ieri «uno dei giorni più vergognosi di questa legislatura». La società spagnola intanto è sfilacciata e guarda al domani. Il sindacato degli inquilini annuncia che l’accampamento a Puerta del Sol per protestare contro la crisi abitativa continuerà. Parallelamente, cercheranno di spostare le proteste nei quartieri dove i residenti «stanno vivendo le difficoltà».

Eppure il Psoe, che per nulla al mondo avrebbe voluto lasciare poltrone e incarichi, ha più volte tentato di convincere Junts a votare a favore del decreto per scongiurare il disastro finale. Il ministro dell’Edilizia, Isabel Rodríguez si è rivolta al Congresso con un ultimo appello: «Abbiamo recepito il 90% delle vostre proposte. Votate a favore o astenetevi», ma dagli ex alleati solo un muro. Forse temono di essere travolti anche loro dal sentimento di profondo anti-sánchismo che galoppa in tutte le regioni nel paese, anche in quelle che venivano considerate delle vere e proprie roccheforti socialiste. Ma il vento degli scandali, mescolato al tema edilizia, ha creato una breccia che non si può più tamponare. Begona Gomez e Josè Zapatero non sono stati incidenti di percorso. E il 29 novembre, nelle urne anticipate, gli elettori spagnoli potrebbero ricordarsene.