Eureka!, la gaia scienza del mondo classico

Automi, orologi, strumenti: in mostra la «tecnologia» da Dedalo ad Alessandro

Nel mondo di Omero, il primo creatore di macchine fu un dio dell’Olimpo, Efesto. Dopo di lui solo Dedalo, che la tradizione pone tra il mito e la storia, fu in grado di infondere il movimento agli oggetti che creava, come Talos, il gigante di bronzo. Lo straordinario universo della scienza e della tecnica del mondo greco è illustrato lungo il suggestivo percorso di una mostra allestita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fino al 9 gennaio. Il titolo è più che esplicito, «Eureka! Il genio degli antichi».
Macchine a vapore, orologi, strumenti musicali ed astronomici sono riprodotti in modelli funzionanti secondo gli originali del mondo greco. Sono divisi in diverse sfere di applicazione che corrispondono alle diverse macrosezioni tematiche in cui è divisa la mostra: la vita di corte, la misura del tempo e dello spazio, la musica, il teatro, la religione, l’archimedea, ovvero una sezione dedicata alle grandi invenzioni dello scienziato siracusano, la medicina e la botanica. Insieme alle riproduzioni in esposizione ci sono anche splendidi reperti archeologici come l’Atlante e la Tazza Farnese, il vaso di Talos, grome, stadere, samovar, affreschi, busti e mosaici, il primo ed unico astrolabio bizantino, le terracotte del Louvre, tutti oggetti provenienti da celebri musei italiani e stranieri.
La passione per gli automi si manifestò fin dai tempi di Omero. Ad Efesto, il dio del fuoco, degli artigiani e dei fabbri, erano attribuite molte prodigiose creazioni: la mitica nave Argo, animali che non invecchiavano mai, macchine che si muovevano come esseri animati. A Dedalo, il padre di Icaro, la mitologia attribuisce l’origine della lavorazione dei metalli, delle regole dell’architettura e delle prime statue lignee che muovevano automaticamente occhi, braccia e gambe.
Passando da una sezione all’altra, troviamo quella dedicata alla pneumatica, la scienza che studia il comportamento dei fluidi, dell’aria e dei liquidi. In quel campo i greci compirono un notevole balzo in avanti. Grazie a loro migliorò l’igiene pubblica con imponenti acquedotti, i giardini si abbellirono con orologi e fontane, le pompe divennero più efficienti e la musica si arricchì di un nuovo strumento: l’organo ad acqua. Per quanto riguarda la sezione dedicata ad Archimede, la cui celebre esclamazione dà il nome all’intera mostra, la figura scientifica del più grande genio dell’antichità appare avvolta nella leggenda. Il grande siracusano si occupò di aritmetica e di geometria, di idrostatica e di astronomia ed anche di meccanica. Costruì planetari, viti perpetue e quella che prende il suo nome (utilizzata per sollevare l'acqua), sistemi di leve e pulegge, navi innovative e colossali.
La geometria attraversa tutto il mondo greco. Filosofi e matematici cercarono in questa scienza la risposta ai quesiti della natura. Pitagora rappresentava i numeri a partire dalle loro connotazioni geometriche e Platone riteneva che i cinque solidi regolari fossero i mattoni di cui era composto l’universo. Fusis per i greci significa Natura e le scienze fisiche erano per loro le nostre scienze naturali. Legati al culto di Apollo e di Asclepio erano i grandi centri medici dell’antichità, Velia e Cos. Ai babilonesi e agli egiziani dobbiamo le prime osservazioni degli astri, i nomi di molte costellazioni, i calendari solari e la divisione della volta stellata in 360 gradi. Passarono molti secoli prima che gli studi compiuti in età ellenistica fossero riscoperti da una nuova civiltà urbana, quella del Rinascimento italiano.