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Europa

Affitti brevi: Bruxelles vuole la stretta, il centrodestra dice no

Confedilizia contro l’“invasione di campo”. FdI, Lega e Fi rispondono all’appello

In campo Letizia Moratti (Fi)

La stretta sugli affitti brevi resta. E con essa il rischio che, in nome dell’emergenza abitativa, Bruxelles apra una nuova breccia nella tutela della proprietà privata. La bozza dell’Affordable Housing Act che la Commissione europea presenterà oggi conferma infatti l’impianto più contestato del provvedimento: nelle aree considerate «sotto stress abitativo» le autorità nazionali, regionali e locali potranno introdurre misure per limitare le locazioni brevi, con riferimento agli immobili non destinati ad abitazione principale.

Non si tratta, formalmente, di un divieto europeo degli affitti brevi né di un esproprio della proprietà. Ma il problema è proprio il potere che Bruxelles si appresta a mettere nelle mani delle amministrazioni locali, offrendo loro una cornice normativa destinata a rendere molto più difficile contestare le restrizioni. Il criterio dello «stress abitativo» è costruito su un rapporto prezzo delle case-reddito disponibile pari almeno a otto, sull’aumento di questo rapporto nell’ultimo decennio e sulla previsione che la situazione non migliori nei prossimi tre anni. Una soglia che può trasformare interi mercati immobiliari in zone sottoposte a nuovi vincoli.

«Occorre che tutte le forze politiche responsabili si adoperino - sia in sede nazionale, sia in sede europea - per scongiurare l’approvazione di un regolamento che rappresenterebbe un’inaccettabile invasione di campo dell’Unione europea in una materia che deve restare affidata agli Stati membri e che, soprattutto, aprirebbe la strada a limitazioni gravissime della libertà contrattuale e del diritto di proprietà», avverte il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa. La ricetta, aggiunge, è un’altra: «I problemi abitativi si risolvono aumentando l’offerta di case, favorendo le locazioni e creando le condizioni perché i proprietari abbiano fiducia nel mercato».

L’appello di Confedilizia, questa volta, non è rimasto senza risposta. Letizia Moratti (Fi) parla di un provvedimento «sbagliato nell’impostazione e pericoloso nelle conseguenze», che rischia di «comprimere il diritto di proprietà», e annuncia che gli azzurri si batteranno per il ritiro. Ancora più netta Isabella Tovaglieri (Lega): «Giù le mani dalla proprietà privata. L’Italia non può accettare le limitazioni che l’Europa vuole introdurre sugli affitti brevi». Per Fabio Rampelli (Fdi), invece, qualsiasi intervento europeo sulla casa «è da rispedire al mittente» perché rischia di colpire anche quelle seconde case che, messe a reddito, rappresentano una risorsa economica per molte famiglie.

Il paradosso è evidente. Se il problema è la scarsità di abitazioni, limitare la possibilità di mettere a reddito quelle già esistenti non costruisce una sola casa in più. E rischia di penalizzare proprio i piccoli proprietari che hanno investito i propri risparmi nel mattone. Aigab avverte del rischio di perdere «milioni di posti letto» e di mettere in difficoltà «mezzo milione di famiglie» che hanno investito nelle locazioni brevi.

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