La sinistra italiana continua nella sua opposizione ideologica e sconclusionata al governo di Giorgia Meloni. Il tetto del 30% di studenti stranieri che non parlano la lingua per ogni classe va nella direzione opposta alla formazione di ghetti e di esclusione, perché mira a creare classi più equilibrate e, soprattutto, a garantire agli studenti di poter svolgere il programma in base al proprio livello. E questo è il concetto alla base di molti sistemi d’istruzione europei, a partire da quello danese.
La Danimarca, infatti, si distingue per un approccio particolarmente strutturato nell’equilibrare la presenza di studenti non madrelingua negli istituti scolastici. A livello locale, come accade nel comune di Aarhus, le amministrazioni applicano parametri basati sia sulla provenienza geografica sia sul profilo socio-economico delle famiglie. L’obiettivo principale consiste nell’evitare un’eccessiva concentrazione di alunni che necessitano di sostegno linguistico, fissando un limite massimo compreso indicativamente tra il 20% e il 30% per ogni struttura. Per attuare questa politica, l’accesso alla scuola primaria è subordinato a una valutazione preliminare delle competenze linguistiche di tutti i bambini. In caso di esito positivo, le famiglie conservano il diritto di scegliere liberamente la sede scolastica nel proprio quartiere. Al contrario, se l’esame evidenzia carenze e l’istituto di riferimento registra già un’elevata incidenza di casi complessi, l’assegnazione automatica viene bloccata per favorire una redistribuzione più omogenea sul territorio.
In Germania non c’è una legislazione unica a livello statale per l’integrazione degli alunni stranieri ma l’accesso al percorso d’istruzione prevede una verifica preliminare delle competenze linguistiche di ogni bambino. Qualora la padronanza del tedesco risulti inadeguata, l’inserimento nel percorso ordinario viene temporaneamente sospeso per dare precedenza ad apposite classi di accoglienza, note come Willkommensklassen o Vorbereitungsklassen. La didattica per questi studenti si svolge prevalentemente all’interno di gruppi omogenei dedicati all’apprendimento intensivo della lingua. L’interazione con la classe principale è limitata solo ad alcune materie specifiche, come l’educazione fisica, le discipline artistiche e i momenti di ricreazione, garantendo il passaggio definitivo alle lezioni regolari solo una volta raggiunta una piena autonomia linguistica.
In Francia il sistema educativo non fissa limiti percentuali alla presenza di alunni stranieri nelle aule, affidando l’integrazione a un modello basato sulle reali competenze linguistiche del singolo studente. Per i ragazzi di nuova immigrazione che non padroneggiano la lingua locale sono previste le UPE2A, acronimo di Unité pédagogique pour élèves allophones nouvellement arrivés, sezioni specializzate che offrono un potenziamento didattico mirato. Il percorso è strutturato secondo un principio di gradualità: l’apprendimento intensivo del francese si affianca fin da subito alla partecipazione alle lezioni ordinarie per le materie meno legate alla mediazione verbale, quali matematica, arte e scienze motorie. Con il progressivo miglioramento delle capacità comunicative, il tempo trascorso con la classe di riferimento si estende anche alle discipline umanistiche e scientifiche, per un periodo massimo che non supera comunque la durata di un anno scolastico.
Anche la Spagna dell’idolo socialista Sanchez adotta un modelli differenziato, nel quale i minori stranieri di recente arrivo sono inquadrati nella categoria degli studenti con esigenze educative speciali. Il modello d’integrazione non punta a stabilire un tetto rigido all’interno della singola aula, ma agisce sulla pianificazione delle iscrizioni a livello di intero istituto. Per scongiurare la nascita di contesti scolastici isolati o privi di mix sociale, la normativa impone un limite massimo di accoglienza per ogni centro e riserva preventivamente una quota di posti. Tale meccanismo garantisce un’equa ripartizione degli alunni coinvolgendo sia le strutture statali sia le scuole paritarie, note come concertadas.
