Non sarà il passaporto a decidere chi rientrerà nel nuovo tetto agli studenti stranieri nelle classi, ma la conoscenza dell’italiano. Giuseppe Valditara accende i riflettori sul nuovo provvedimento allo studio del governo e chiarisce la linea: intervenire sulla concentrazione degli alunni che non conoscono adeguatamente la lingua, contrastare la formazione di “classi ghetto” e rafforzare l’integrazione attraverso l’italiano. Annunciata dal governo e attesa nei prossimi giorni in Consiglio dei ministri, la misura riguarderà anche gli studenti con passaporto europeo.
Intervistato dal Corriere della Sera, il ministro dell’Istruzione parte anche dalle parole pronunciate dal presidente Sergio Mattarella all’inaugurazione dell’anno scolastico. Valditara le interpreta come coerenti con l’obiettivo del governo: “È stato un bellissimo discorso. Con la consueta saggezza Mattarella si è espresso a favore di una scuola incentrata sul rispetto, in linea con i valori costituzionali, che sappia contrastare le classi ghetto”.
Il cuore della norma sarà dunque la conoscenza della lingua italiana. “Stiamo lavorando agli ultimi dettagli ma avrà come elemento centrale la conoscenza dell’italiano e ci saranno criteri oggettivi per stabilire a chi si applica”, l’analisi di Valditara. Saranno esclusi dal limite, per esempio, gli studenti che hanno frequentato la scuola dell’infanzia e iniziano la primaria o quelli che hanno già completato positivamente alcuni anni nelle scuole italiane. Per loro, sostiene il ministro, si può ragionevolmente presumere un livello sufficiente di conoscenza della lingua.
I numeri indicati da Valditara circoscrivono il fenomeno: le classi con oltre il 20 per cento di studenti stranieri appena arrivati e che non conoscono l’italiano sono poco meno di mille, soprattutto alle elementari. Sono invece circa 34 mila quelle con almeno il 30 per cento di alunni stranieri, ma la nuova regola, precisa il ministro, non riguarderà indiscriminatamente tutti gli studenti con cittadinanza non italiana. La popolazione scolastica straniera nel complesso è molto più ampia e comprende in larga parte ragazzi nati o cresciuti in Italia.
La differenza rispetto ai tentativi del passato, assicura Valditara, sarà nell’obbligatorietà. “La nostra è una legge e non una circolare e sarà cogente”. Gli uffici scolastici territoriali avranno il compito di coordinare gli spostamenti degli studenti in eccesso verso scuole vicine, come già accade in caso di sovrannumero. Se però gli altri istituti saranno pieni, scatterà una deroga. In questi casi il governo prevede alcuni milioni di euro per assumere insegnanti destinati al potenziamento dell’italiano. “Non stiamo facendo annunci, ma costruendo un sistema concepito per funzionare”, rivendica il ministro.
C’è poi un fenomeno che Valditara dice di osservare con particolare preoccupazione: il cosiddetto “white flight” - la fuga dei bianchi - la scelta di alcune famiglie italiane di evitare gli istituti con una presenza molto elevata di alunni stranieri. “Se riduciamo a percentuali equilibrate la presenza di studenti che non parlano la nostra lingua, gli altri studenti potrebbero tornare”, la sua riflessione. Da qui l’affondo contro le critiche dell’opposizione: “Trovo senza costrutto le polemiche della sinistra: qui c’è il rischio di scivolare verso l’Alabama degli anni ’50, con le scuole ghetto, quelle della segregazione”.
Valditara respinge anche l’idea che la stretta sia una risposta alla crescita politica di Roberto Vannacci. “Noi non facciamo retorica ma fatti concreti. E lavoriamo su questi temi da ben prima di FnV”, sostiene, richiamando le misure già adottate per rafforzare l’insegnamento dell’italiano agli studenti neo-arrivati. L’obiettivo dichiarato resta uno: “Se vogliamo l’integrazione, che i giovani si inseriscano nella nostra società e conoscano i nostri valori, dobbiamo puntare sull’italiano”.
Il governo vuole coinvolgere anche le famiglie. Allo studio ci sono infatti strumenti per spingere i genitori degli studenti con maggiori difficoltà linguistiche a imparare a loro volta l’italiano. “Se a casa parli arabo, dimentichi quello che hai fatto a scuola”, rimarca Valditara, sottolineando anche le difficoltà segnalate da alcuni dirigenti nel coinvolgere le famiglie nei colloqui scolastici.
Infine il divieto di burqa e niqab a scuola, altro capitolo del pacchetto annunciato dal governo. Su questo il ministro non arretra: “È una questione di civiltà, mi dispiace per chi fa polemiche, ma il burqa è il simbolo della mentalità patriarcale violenta che considera la donna una non persona e che noi come Lega abbiamo sempre avversato. I nostri valori dicono che la libertà della donna non è negoziabile”. E per le famiglie che decidessero di non mandare più le figlie a scuola, Valditara ricorda le sanzioni già previste dall’ordinamento: con le norme introdotte dal decreto Caivano, l’elusione dell’obbligo scolastico può avere conseguenze penali.
