Un voto tutt’altro che scontato. Da inizio settimana socialisti e popolari discutevano infatti su una possibile risoluzione comune sulla crisi di Ceuta: dove ci sono ancora almeno 1.500 migranti in condizione di precarietà, dopo gli arrivi di luglio. Ma l’architrave politico della maggioranza Ursula ieri si è alla fine sgretolato, e ancora una volta sull’immigrazione, con ricadute sull’operato del governo spagnolo che puntava invece ad essere assolto per le decine di migliaia di arrivi e per la gestione degli stessi.
Alla plenaria di Strasburgo è stata votata una risoluzione diversa dalle attese. Testo del Ppe, con dentro l’emendamento dell’eurodeputata Kanko (del partito di centro-destra dei conservatori e riformisti Ecr) che esprime «preoccupazione» per le politiche di Sánchez. Una risoluzione che esprime «profonda preoccupazione» per la politica di regolarizzazione su vasta scala perseguita dal governo Sánchez, che funge da «pull factor». Il lavoro di Ppe-Ecr ha partorito 339 voti favorevoli, 225 contrari e 16 astensioni. Non vince quella dei socialisti, bensì quella Ppe passata grazie alla maggioranza di destra.
Riecco dunque l’alleanza alternativa a quella tradizionale e centrista, rimasta ancorata ai dossier del Green Deal e che non è riuscita a cogliere il cambio di sensibilità sul dossier migrazione da parte della stessa Von der Leyen. Ma c’è di più. Il testo passato ieri all’Eurocamera condanna apertamente la politica di regolarizzazione su vasta scala portata avanti dal governo spagnolo, giudicandola per l’appunto un «fattore di attrazione» per i migranti e dunque un «segnale negativo» per le reti di trafficanti; le due questioni su cui la stessa Von der Leyen ha detto di non voler scendere a compromessi. Il testo Ppe-Ecr mette pure in guardia, in una chiave di maggior difesa delle frontiere da flussi organizzati, il Marocco sul rispetto della sovranità territoriale della Spagna. Passaggio, questo, che in teoria potrebbe permettere all’Ue di sospendere cooperazione e finanziamenti in caso di inadempienze da parte di Rabat. Esattamente il contrario della strategia scelta invece da Sánchez, che ha puntato sulle regolarizzazioni. Bocciato dunque l’emendamento dei Socialisti e democratici che lamentava invece lo stop a Schengen deciso da Roma e poi Madrid; considerato evidentemente legittimo dall’Ue. I controlli agli arrivi via aereo e nave dalla Spagna sono stati prorogati da Roma giusto due giorni fa per quindici giorni dopo le indicazioni del Comitato sicurezza frontiere. Nonostante la risposta scomposta del governo spagnolo, che col ministro degli Esteri Albares ha duramente attaccato Meloni e Tajani, la premier ha preferito non replicare optando per far lavorare la pattuglia di Fdi all’Eurocamera, riuscita a trovare una quadra con i popolari sul modello dell’alleanza che in Italia c’è mentre in Europa fatica ancora. «L’ingresso irregolare non deve mai diventare scorciatoia», il messaggio della risoluzione. La weltanschauung di Von der Leyen, e dunque della Commissione, era già emersa nel discorso sullo Stato dell’Unione, mercoledì. Ieri il banco di prova parlamentare con voto, non vincolante ma dal profondo senso politico. La leader dei socialisti, Perez, aveva posto come condizione per il sostegno socialista alla risoluzione che il governo spagnolo non venisse ritenuto responsabile della crisi. L’Eurocamera ha scelto la bastonata alla Moncloa.
