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Europa

Ecco perché i 27 sono costretti ad aprire nuovi spazi economici

L’Unione deve ridurre il ricatto delle tariffe e la dipendenza energetica

Canada's Prime Minister Mark Carney (R) delivers a speech as European Commission President Ursula von der Leyen (L) looks on in the hemicycle of the European Parliament in Strasbourg, eastern France, on September 17, 2026. Canadian Prime Minister Mark Carney on September 17, 2026, welcomed a proposal for his country to become the European Union's first "associate member", shrugging off threats from US President Donald Trump. (Photo by Jean-Christophe VERHAEGEN / AFP)

«Non penso sia nato come un atto ostile», dice il ministro della Difesa Guido Crosetto sull’idea di rendere il Canada un «membro associato» dell’Ue. E così centra il bersaglio: non è questione di ostilità della Ue, contro gli Usa in particolare; bensì si tratta di rafforzare la cooperazione con chi può portare vantaggi economici a entrambe le parti. D’altronde, è dall’insediamento del presidente Trump del gennaio 2025 che gli Usa hanno agito per destabilizzare equilibri e alleanze consolidate. Per semplificare, si può dire che hanno cominciato loro: prima i dazi, poi la provocazione sulla Groenlandia e infine la minaccia, proprio contro il Canada, di annessione del 51° Stato americano. La guerra all’Iran, scatenata nel febbraio scorso senza coinvolgere Bruxelles, ha poi generato quell’ondata di rialzi nei prezzi di carburanti ed energia che ha portato il diesel a 2,4 euro al litro e l’inflazione oltre il 3 per cento.

È quindi più che legittimo, se non doveroso, che la Ue spinga sulla cooperazione con Paesi terzi per creare nuovi spazi economici che, rispetto a Cina e Usa, riducano il ricatto dei dazi, aumentino le opportunità strategiche su difesa e tecnologia e diminuiscano la dipendenza energetica. E se in relazione alla Cina non è una novità, la nuova postura nei confronti degli Usa non è certo nata a Bruxelles.

Dopodiché, un accordo della Ue con il Canada esiste già. Il Ceta, siglato nel 2016, abbatte quasi del tutto le barriere doganali, ha spinto le esportazioni e vale 130 miliardi di scambi commerciali, con un avanzo di 16 miliardi. Non è stato ancora ratificato da alcuni Paesi, compresi due big come Italia e Francia, ma è già applicato per tutte le questioni di competenza comunitaria, con successo. Per questo, è chiaro che associare oggi il Canada a una sorte di adesione alla Ue è anche un segnale politico, un appello a chi condivide i valori fondanti dell’Unione anche altrove. Magari per cominciare a contarsi.

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