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Conti sotto stress ma l'Italia regge bene

Allarme di Bce e Fmi e plauso Ocse. Giorgetti: "Migliorerà quando pagheremo il pregresso"

Conti sotto stress ma l'Italia regge bene
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La tempesta geopolitica che agita i mercati internazionali torna a mettere sotto pressione il debito pubblico europeo, ma nel caso italiano i segnali che arrivano dalle istituzioni internazionali raccontano anche di una traiettoria di consolidamento che il governo Meloni rivendica come risultato della prudenza adottata in questi mesi. L'allarme lanciato dalla Bce nel Rapporto sulla stabilità finanziaria fotografa uno scenario attraversato da rischi crescenti.

Nel mirino di Francoforte finiscono soprattutto i possibili effetti del conflitto mediorientale sui prezzi energetici, sulla crescita europea e sulla sostebnibilità del debito. La Bce di Christine Lagarde (in foto) teme che uno «sconvolgimento dei mercati energetici globali potenzialmente protratto» possa riflettersi sui bilanci delle banche e sull'intera economia dell'Eurozona. Finora, le risposte di politica economica all'aumento dei prezzi dell'energia - come sussidi e tetti ai prezzi sono state nel complesso relativamente contenute. Guardando al futuro, la Bce sottolinea che qualsiasi intervento di sostegno fiscale dovrà essere «temporaneo e mirato», per evitare di alimentare pressioni inflazionistiche persistenti e di aggravare ulteriormente la posizione dei conti pubblici. In questo quadro di forte instabilità internazionale, però, l'Italia viene indicata dall'Ocse come uno dei Paesi che stanno portando avanti il più consistente percorso di consolidamento dei conti pubblici. Nel rapporto «Restoring Public Finances 2026», l'organizzazione evidenzia come il debito medio dell'area Ocse sia salito dal 73% del Pil del 2007 al 110% del 2024. Eppure, tra tutti i Paesi membri, soltanto tre - Italia, Giappone e Repubblica Ceca - dovrebbero migliorare il saldo primario di oltre due punti percentuali di Pil tra il 2023 e il 2027. Un dato che colloca Roma tra i governi impegnati in una «grande operazione di consolidamento fiscale». Anche il Fondo monetario internazionale conferma che l'economia italiana continua a muoversi in un contesto difficile ma con elementi di tenuta. Il Pil viene stimato in crescita dello 0,5% nel 2026 e nel 2027, sostenuto soprattutto dagli investimenti legati al Pnrr e dai consumi privati. Il Fondo riconosce inoltre che il consolidamento fiscale «è progredito» e che il deficit è sceso al 3,1% del Pil nel 2025 grazie a una «sovraperformance rispetto all'obiettivo iniziale per il secondo anno consecutivo». Restano le preoccupazioni legate all'alto debito pubblico, salito al 137% del Pil, ma il governo rivendica la linea della prudenza. «Lo sappiamo che il debito è alto, non mi sembra una novità. Quando finiremo di pagare le rate del passato naturalmente riscende. Questo è il motivo per cui siamo così attenti nella gestione della finanza pubblica», ha replicato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.

Nel frattempo arrivano segnali positivi anche dall'economia reale. I dati Istat mostrano infatti una crescita del fatturato dell'industria e dei servizi nel mese di marzo, sia sul mercato interno sia su quello estero.

Nell'industria il fatturato aumenta del 4,4% annuo in valore e del 2% in volume, mentre nei servizi la crescita è del 4,6% in valore e dell'1,6% in volume. A trainare è soprattutto il comparto energetico, che registra un balzo del 25,3%, confermando come le tensioni internazionali abbiano inciso sui prezzi ma anche sulla dinamica dei ricavi industriali.

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