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"Perdona loro"

Non spacciamo la comprensione per educazione e non eleviamo la debolezza a principio pedagogico

"Perdona loro"
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Anche noi vorremmo essere giusti e buoni. Ma sapendo che la giustizia di rado va d'accordo con la bontà, tanto meno col buonismo, abbiamo preferito restare cinici.

Perché? Eh, perché giorni fa abbiamo saputo di quel ragazzo, accoltellato per 50 euro a Milano e rimasto invalido, che ha perdonato il suo aggressore: "Gli hanno dato una pena troppo alta". E poi ieri abbiamo letto del professore malmenato da tre studenti a Parma che ha deciso di non denunciare i ragazzi "perché è più educativo così". Eh... si vede come sono educati.

Un dubbio: ma si sceglie di non denunciare per eccesso di bontà o per paura di vendette?

Comunque. I due casi ci fanno ricordare un saggio letto anni fa sull'empatia suicida, un fenomeno psicologico in cui un eccesso di comprensione verso comportamenti criminali finisce per danneggiare chi la manifesta; e l'intera società.

E poi. Prima ci dicono che bisogna combattere il bullismo e responsabilizzare gli studenti, ed è tutto un protocollare ore di formazione sul disagio giovanile, incontri con psicologi, tavole rotonde scuola-famiglia, Giornate del Rispetto... e poi mi dici che i bulli vanno perdonati?

No, il perdono non ha nulla a che fare con la giustizia.

Non spacciamo la comprensione per educazione e non eleviamo la debolezza a principio pedagogico.

E per il resto, se davvero non vogliamo punire gli aggressori, almeno diamo un anno di servizi sociali. Al professore, intendo.

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