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Europa

Dl Bollette, sugli sconti Europa pronta al sì

Oggi il Consiglio Ue sul taglio dell’incidenza del gas nel prezzo dell’elettricità. Confindustria alza a +1% le stime del Pil 2026

Gas, torna l'idea del tetto. Ma è fuoco incrociato tra Ue e big dell'energia

Dopo mesi di confronto, Italia e Commissione europea vedono il traguardo sul decreto Bollette, il provvedimento con cui il governo punta a ridurre il peso della generazione a gas sul prezzo dell’elettricità. «A seguito di intense e costruttive discussioni tra la Commissione e le autorità italiane, si sta delineando un accordo di massima sugli elementi chiave necessari per attuare questa misura in linea con le norme dell’Ue», ha spiegato il portavoce per la Concorrenza, Ricardo Cardoso, precisando che tutto resta «subordinato alle discussioni tecniche finali». Il cuore del meccanismo è il costo della CO2 legato all’Ets: tolto dal prezzo all’ingrosso fissato dalle centrali a gas, che fanno il prezzo per tutta l’elettricità, e recuperato con una voce separata in bolletta, produrrebbe un calo generalizzato superiore all’onere aggiunto, con un risparmio netto per famiglie e imprese. Al Senato Giorgia Meloni ha parlato di un confronto che «ci sta portando verso una soluzione compatibile con le regole europee». E il ministro Tommaso Foti rivendica: «Mentre la sinistra tifa contro l’Italia, il governo Meloni lavora a Bruxelles per fare sì che il prezzo del gas diminuisca per famiglie e imprese». L’accordo, aggiunge, «è sicuramente in una fase avanzata, con buona pace di coloro che a sinistra speravano nel contrario».

Dalle previsioni d’autunno del Centro studi di Confindustria arriva una buona notizia: il Pil 2026 è visto all’1%, meglio delle attese. La crescita però resta «fragile» e nel 2027 «il rallentamento si farà sentire», con una frenata allo 0,6%. L’energia «resta la più importante vulnerabilità dell’economia italiana», tanto da poter azzerare la crescita con «un Brent a circa 126 dollari al barile in media annua». Per questo la vicepresidente Lucia Aleotti chiede che la manovra sia «molto concentrata su misure che aiutino la competitività delle imprese». Emanuele Orsini ha «molto apprezzato» le parole della premier sull’energia: «Attuiamole. Noi siamo pronti a fare la nostra parte». Il presidente degli industriali chiama in causa anche l’Europa, che non può continuare a «fare solo l’arbitro con il fischietto» mentre «non siamo più in grado di giocare la partita»: «Deve dare una grande risposta». Guardando alla manovra, Orsini insiste: «Dobbiamo continuare a spingere sugli investimenti». Bene il rafforzamento dell’iperammortamento promesso dal governo, ma «aggiungiamoci la parte immateriale che è fondamentale sulla formazione». Tanto più che dal 2027 comincerà a venire meno la spinta del Pnrr. Oggi sarà a Bruxelles, con l’Ets sul tavolo: per il Centro studi quasi metà del calo delle emissioni della manifattura dal 2005 si deve alla chiusura di 386 impianti.

A chi nell’opposizione invoca il ritorno al gas di Mosca risponde una nota dell’Ufficio studi dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia. Il ragionamento parte dal mercato: tutto il gas, anche quello russo, viene scambiato al Ttf e ne assume il prezzo, e quando le forniture di Mosca valevano meno del 40% dell’offerta il prezzo lo faceva il restante 60%. A guadagnarci era il Cremlino, come ha spiegato l’ad di Eni Claudio Descalzi: «Il gas russo costava meno ai russi. Siccome il gas assume il valore del Ttf, se estrarre quello russo costa 1 e il prezzo di vendita è 10, 9 li prende chi lo estrae». Per il cittadino, invece, il prezzo resta 10. Senza contare che con i contratti take or pay, ricorda Descalzi, «abbiamo perso un sacco di soldi». Riaprire i rubinetti, conclude Fdi, non abbasserebbe le bollette «almeno per diversi anni» e servirebbe «soltanto a far arricchire Mosca». La vera leva è l’Ets, «che tanto la sinistra si ostina a difendere».

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