Da una parte iniziare a pianificare la ricostruzione dell'Ucraina, non a caso in una città distrutta e poi ricostruita dopo la seconda Guerra Mondiale. Dall'altra, unire le forze contro la minaccia rappresentata dall'Espansionismo russo che potrebbe non fermarsi all'Ucraina. A Danzica si sono radunati i leader del fronte orientale della Nato, insieme alla presidente von der Leyen, in un momento chiave per il conflitto. Kiev continua a colpire in profondità la Russia mentre la prima tranche dei fondi Ue è vicina ad arrivare a destinazione. Due elementi che cambiano gli equilibri.
L'Ucraina infatti ha ricevuto la prima tranche da 3,2 miliardi di euro del prestito dell'Unione europea da 90 miliardi complessivi. L'annuncio della premier Yulia Svyrydenko conferma che i fondi sono già stati trasferiti al bilancio statale e serviranno per rafforzare le capacità di difesa e la stabilità Paese. «Il futuro di Kiev è in Europa», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani collegato con Danzica. Il presidente Volodymyr Zelensky, che non è andato a Danzica a causa delle frizioni con la Polonia, dopo il caos diplomatico derivato da diverse posizioni sulla seconda Guerra Mondiale, ha avuto un colloquio telefonico con von der Leyen. «È chiaro per tutti che è la Russia a prolungare la guerra e a ignorare tutte le proposte diplomatiche dell'Ucraina», ha commentato Zelensky. E proprio per quanto riguarda le potenziali trattative, una precisione tutt'altro che secondaria arriva dal segretario di Stato americano Marco Rubio. «In Alaska non è stato raggiunto alcun accordo. In Alaska è stata avanzata una proposta, ma non si è mai trattato di un accordo», ha detto. «Siamo pronti a fare un passo avanti e a svolgere un ruolo costruttivo nel porre fine a questa guerra, è esattamente ciò che il Presidente sta cercando di fare ormai da un anno e mezzo», ha aggiunto. Dichiarazioni che smentiscono seccamente la versione di Mosca, secondo cui nel vertice di Anchorage dello scorso Ferragosto, era stato raggiunto un accordo Stati Uniti-Russia poi non rispettato da Washington. Fatto che conferma ulteriormente l'isolamento di Putin, confermato anche dagli elogi di Trump al coraggio e al lavoro di Zelensky.
Intanto il conflitto continua e le forze ucraine continuano a colpire raffinerie e strutture energetiche russe mettendo in grave crisi il sistema di approvvigionamento russo. «Le nostre operazioni a lungo raggio sono risposte precise e coerenti al prolungamento della guerra e agli attacchi contro le città e le comunità ucraine», ha detto Zelensky rivendicando un doppio attacco. A Poltava, nella regione di Krasnodar, è stata colpita un raffineria a 300 km dalla linea del fronte. Ancora più clamoroso il blitz a Ufa, 1.500 chilometri dalla linea del fronte, dove due raffinerie sono state di fatto distrutte. Non solo. Al largo delle coste siciliane invece, la Francia ha fermato una petroliera della flotta ombra di Mosca. La Deliver era utilizzata «per aggirare le sanzioni occidentali», ha detto il presidente Macron. Mentre sul campo si vive una fase di sostanziale stallo, significativo quanto sta accadendo nella penisola di Kinburn, nella regione ucraina di Mykolaiv sul Mar Nero, occupata dai russi dal 2022.
Ieri è stata issata una bandiera ucraina dalle Forze armate dell'Ucraina mentre diversi video mostrano i russi ritirarsi dalla regione. «Gli occupanti stanno abbandonando le loro linee difensive. Non ci fermeremo!», ha comunicato l'esercito di Kiev.