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Europa

La condanna della Meloni. “Disprezzate le istituzioni”

Il messaggio della premier: “Gesto vergognoso, più grave se fatto dai sindacati”. La Russa: “Li ho ignorati per non sporcare la sacralità del luogo e della commemorazione”

Due persone presenti alla cerimonia di commemorazione per la tragedia di Marcinelle dell'8 agosto del 1956, si girano durante l'intervento del presidente del Senato, Ignazio La Russa, 8 agosto 2026 ANSA

A Marcinelle, nel giorno in cui l’Italia ricorda i 262 lavoratori morti nella tragedia della miniera, la memoria si trasforma in terreno di scontro politico. Al centro della polemica il gesto di alcuni rappresentanti sindacali che voltano le spalle a Ignazio La Russa, chiamato a leggere il messaggio di Sergio Mattarella. Una scena che provoca la reazione del governo e di Fratelli d’Italia e che, nelle ore successive, assume contorni più controversi dopo l’ammissione del sindacato belga Fgtb, che ha rivendicato il gesto.La prima a intervenire è Giorgia Meloni. «Voltare le spalle durante la commemorazione di Marcinelle è un gesto grave e vergognoso», ha scritto sui social. «Oggi, durante la cerimonia per i 262 lavoratori morti nella miniera, alcuni rappresentanti della CGIL hanno scelto di voltare le spalle mentre il Presidente del Senato Ignazio La Russa interveniva e leggeva il messaggio del Presidente Mattarella. Una contestazione politica trasformata in un gesto di disprezzo verso le Istituzioni dello Stato». E ancora: «Marcinelle non è il luogo per le divisioni politiche. È il luogo della memoria, del rispetto e della dignità del lavoro».L’accusa iniziale era stata lanciata da Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo: «I rappresentanti della Cgil si sono voltati di spalle mentre il Presidente del Senato leggeva il messaggio del Presidente della Repubblica». Per Fidanza, «un gesto patetico e vergognoso, che dimostra una totale mancanza di senso delle istituzioni, un odio cieco che oggi travolge persino il Presidente della Repubblica».Vincent Pestieau, segretario regionale del sindacato belga Fgtb a Charleroi, ha però ammesso, parlando con l’Ansa, che a voltarsi erano stati i suoi rappresentanti. «Tutti i compagni si sono girati perché noi siamo contro la presenza di partiti fascisti, e per noi Fdi è un partito di estrema destra».La Russa racconta di aver assistito personalmente alla contestazione. «Mentre leggevo il messaggio un gruppo di persone, italiane e straniere, con i fazzoletti rossi al collo mi voltava ostentatamente le spalle. Lo stesso è avvenuto mentre parlava la vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna.Non ho ritenuto di sporcare la sacralità del luogo e della ricorrenza e li ho ignorati». Poi il riferimento al precedente del 1994, quando «a Giuseppe Tatarella, un certo Elio Di Rupo, allora vicepresidente del governo belga di sinistra, negò anch’egli ostentatamente la stretta di mano. Avere immeritatamente un trattamento simile a quello riservato a Pinuccio Tatarella mi ha inorgoglito».La Cgil però respinge l’accusa.Maurizio Landini parla di «una notizia costruita sul nulla, su delle bugie pure».«La delegazione molto folta della Cgil che era seduta dietro alle prime file non si è girata da nessuna parte, anche perché la Cgil non si gira mai dall’altra parte». Il gesto, tuttavia, c’è stato e il sindacato belga ne ha rivendicato la matrice politica. Una circostanza che ha spinto il centrodestra a chiedere alla Cgil di prendere le distanze.Andrea Tremaglia definisce la vicenda una «scelta indegna». «Ero presente e purtroppo oltre a vedere ho sentito con le mie orecchie i commenti ai limiti dell’ingiurioso di alcune esponenti della Cgil». Fabio Rampelli parla di «una protesta infame» e chiede a Landini e Schlein di «prendere le distanze dai loro colleghi belgi». Davanti ai morti di Marcinelle «ci si alza in piedi e si osserva il silenzio, non ci si gira di spalle». Roberto Menia chiede a sua volta alla Cgil di dissociarsi, sostenendo che l’ammissione del sindacato belga «non assolve proprio nessuno». Maurizio Gasparri ricorda infine che «la memoria dei caduti sul fronte del lavoro deve unire, non favorire esibizionismi deprecabili». Il paradosso di Marcinelle: una giornata nata per ricordare il sacrificio di centinaia di lavoratori trasformata nel palcoscenico di una contestazione politica. Il modo peggiore per celebrare il settantesimo anniversario della tragedia.

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