Anche ieri la tensione tra Roma e Madrid è rimasta decisamente sopra il livello di guardia. Con Palazzo Chigi che non ha affatto gradito l’affondo del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, che solo qualche ora prima che alle 14.30 si aprisse la videoconferenza del Corper - l’organo del Consiglio Ue che riunisce gli ambasciatori dei Ventisette - ha accusato il governo italiano di «non essere stato all’altezza» della crisi migratoria che ha travolto Ceuta e di aver tenuto un comportamento «irresponsabile», aggiungendo che in passato l’Italia è stata «assolutamente inondata di immigrati irregolari» e che continua ad affrontare «crisi ripetute». La replica non si fa attendere, anche se non arriva direttamente da Palazzo Chigi. Intervengono in diversi da Fdi, a partire dal capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, che cita i dati che fonti del ministero dell’Interno hanno veicolato sulle agenzie di stampa proprio per replicare ad Albares. «Il governo Sanchez - dice - ha idee molto confuse sull’immigrazione e dà numeri a caso. Secondo i dati incontrovertibili del Viminale nel corso di questa legislatura in Italia è crollato l’arrivo di migranti irregolari sulle nostre coste: -55% rispetto al 2025 e addirittura -82% rispetto al 2023». Gli fa eco Carlo Fidanza, capo-delgazione di Fdi a Bruxelles, che parla di «critiche surreali e ipocrite» e punta il dito contro Sanchez per «aver varato un programma di regolarizzazione di massa di immigrati clandestini», che «ha visto più di un milione di domande presentate delle quali 600mila già accettate». Una «scelta unilaterale non concordata con i partner europei» e «che mette a rischio la tenuta di Schengen». A sera interviene anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Che al suo omologo spagnolo risponde «con i numeri». «Dal 2023 - dice - i migranti irregolari in Italia sono diminuiti del 60% su base annua».
É in questo clima che si apre la vide-conferenza del Coreper, il comitato chiamato a preparare i lavori della videocall dei ministri dell’Interno dell’Ue in programma questa mattina alle 10. Una riunione nella quale si è fatto il punto su quanto accaduto a Ceuta, sulle eventuali implicazioni per la sicurezza interna dell’Unione e sulle possibili misure a livello comunitario. L’Italia, fanno sapere da Palazzo Chigi, ha ribadito i principali contenuti della lettera sollecitata da Giorgia Meloni e dalla premier danese Mette Frederiksen (e sottoscritta da 22 capi di Stato e di governo dell’Ue), riaffermando la necessità di un approccio europeo al fenomeno del contrasto dei flussi migratori irregolari. Roma ha evidenziato che «la protezione delle frontiere esterne e il rafforzamento della dimensione esterna della politica migratoria devono costituire i pilastri dell’azione dell’Ue», anche in considerazione del fatto che «dall’integrità delle frontiere esterne dipende il corretto funzionamento dello spazio Schengen».
E in questo senso Meloni insisterà sulla necessità di quelle che definisce «soluzioni innovative». Non a caso, nella videoconferenza dei ministri dell’Interno Ue in programma oggi Matteo Piantedosi sottolineerà l’importanza di dare tempestiva attuazione alla Dichiarazione di Chisinau e ribadirà l’urgenza di intensificare la cooperazione con i Paesi terzi e rendere più efficaci i rimpatri, anche «procedendo rapidamente all’avvio di progetti pilota per l’istituzione di return hubs nei Paesi terzi». Insomma, il «modello Albania» ma con il cappello di Bruxelles. Un fronte su cui Meloni trova d’accordo non solo Frederiksen, ma anche altri leader Ue. E che sarà oggetto di confronto tra i leader nel Consiglio Ue in programma il 15 e 16 ottobre.
