nostro inviato a Bruxelles
Se solo pochi giorni fa il G7 di Évian aveva registrato una non scontata sintonia tra i leader presenti, il Consiglio europeo che si è aperto ieri a Bruxelles sembra non seguire lo stesso copione. Certo, il summit francese aveva il buon viatico dell'intesa tra Stati Uniti e Iran, ma pure il vertice che si chiuderà oggi all'Europa building poteva farsi forte di quella che il segretario generale della Nato Mark Rutte definisce una «svolta sul campo» a favore di Kiev visto che Mosca ieri è stata bersagliata da una violenta ondata di droni ucraini. Notizia che viene accolta con soddisfazione a Bruxelles. «La situazione sta chiaramente cambiando per l'Ucraina, lo slancio è forte e dice la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen l'Europa lo porterà ancora più avanti».
Anche Volodymyr Zelensky arriva al Consiglio europeo con un piglio diverso. Per il successo della controffensiva sul campo («se Kiev brucerà, allora brucerà anche Mosca»), ma anche perché uno dei dossier principali all'ordine del giorno è proprio l'Ucraina. Si fa il punto sull'andamento della guerra, sulla possibile apertura di tutti i cluster negoziali per l'adesione di Kiev all'Ue e sulle sanzioni a Mosca. Che a tarda sera vengono prorogate per dodici mesi, questa volta - dopo ben diciotto mesi - con voto unanime dei Ventisette. Si inizia poi a ragionare sull'ipotesi di individuare un inviato Ue che abbia l'autorità e l'autorevolezza per negoziare con Mosca a nome dell'intera Europa, una proposta che la premier Giorgia Meloni aveva rilanciato al termine del G7 di Évian. Le notizia dell'apertura di un canale di comunicazione con la Russia da parte dell'ufficio del presidente del Consiglio Ue Antonio Costa ha però agitato le acque della trattativa. Gli uffici di von der Leyen ne erano al corrente, ma quasi tutti i leader dei Ventisette lo hanno appreso dalla stampa. E alcuni non hanno gradito. In particolare la premier danese Mette Frederiksen, così come lo svedese Ulf Kristersson. I Paesi del nord Europa in particolare, infatti, ritengono non sia il momento di aprire canali negoziali tra l'Ue e Mosca e sostengano di debba approfittare di questo momento di difficoltà della Russia sul terreno. E, in seconda battuta, sembrano più inclini - insieme a Berlino e Parigi - a privilegiare il formato E3 (Francia, Germania, Regno Unito) per trattare con il Cremlino. Meloni, è noto, la vede diversamente e ritiene che questi diversi formati (E3 o E5) ingenerino confusione. E ieri sera durante il vertice non ha nascosto la sua irritazione. Un inviato unico - è stato il senso del suo ragionamento - è la soluzione più efficace e ci permette di non andare in ordine sparso e fare il gioco dei russi. Non a caso in mattinata anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani insisteva sul punto: «Bisogna accelerare sull'inviato Ue e individuare un portavoce che faccia la sintesi, così da evitare formati che comprendono soltanto alcuni Paesi». E il principale candidato a ricoprire questo ruolo anche stando ai Trattati Ue sarebbe proprio il portoghese Costa.
Divisioni ancora più profonde si registrano sul Quadro finanziario 2029-2034. Sul bilancio Ue, infatti, si fronteggiano i cosiddetti «frugali» con gli «amici della Coesione» confermando una distanza che appare ancora siderale. A guidare i secondi c'è l'asse Italia-Spagna, con Meloni e Pedro Sánchez che ieri hanno avuto un lungo faccia a faccia sul tema dopo che la premier ha presieduto una riunione informale del gruppo Amici della Coesione (a cui aderiscono 17 Paesi).
Un'occasione, spiega Meloni nel corso dell'incontro, per «ribadire la convinzione che il futuro bilancio Ue debba consentire di affrontare le nuove sfide strategiche senza penalizzare le politiche previste dai Trattati, a partire dalla politica di Coesione fino alle politiche comuni su agricoltura e pesca».