La richiesta italiana è sul tavolo, ma da Bruxelles per il momento non arrivano aperture ulteriori. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha chiesto all’Unione europea maggiore flessibilità di bilancio per fronteggiare l’aumento dell’inflazione e gli effetti del nuovo shock energetico. Una questione tutt’altro che marginale, considerando che la stessa Commissione europea stima per l’Italia un’inflazione al 3,2% nel 2026, spinta in particolare dall’impennata dei prezzi dell’energia.
La prima risposta di Bruxelles è affidata alla portavoce della Commissione Paula Pinho. “Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri”, ha spiegato durante il briefing quotidiano con la stampa. Sulla lettera inviata dal premier Meloni, però, la Commissione precisa di non averla ancora ricevuta. “Naturalmente terremo la situazione sotto controllo e vi informeremo di eventuali novità”, ha aggiunto un altro portavoce.
Il punto sollevato dall’Italia riguarda lo spazio di manovra necessario per intervenire in una fase segnata dal rincaro dell’energia e dalla conseguente pressione sui prezzi. Bruxelles ricorda che un primo margine è già stato previsto attraverso l’estensione al settore energetico della cosiddetta clausola nazionale di salvaguardia “per offrire agli Stati membri lo spazio fiscale necessario ad adottare misure di risposta alla crisi energetica”.
Come evidenziato dal portavoce, il meccanismo consente agli Stati membri, a determinate condizioni, di discostarsi temporaneamente dal percorso della spesa netta “per un importo complessivo pari allo 0,6% del Pil, nel periodo compreso tra il febbraio 2026 e la fine del 2028. Si tratta, dunque, di uno spazio fiscale aggiuntivo di cui è possibile avvalersi, a condizione che vengano espletate le relative procedure”.
L’Italia si è già mossa in questa direzione. Secondo quanto riferito dalla Commissione, Roma ha presentato nelle scorse settimane una richiesta per utilizzare la flessibilità prevista sul fronte energetico, attualmente al vaglio di Bruxelles. Ma Palazzo Chigi punta ad andare oltre, chiedendo di tenere conto anche del peso dell’inflazione e delle conseguenze che il rialzo dei prezzi produce sui conti pubblici e sul potere d’acquisto.
Da qui il nuovo confronto con l’Europa. Bruxelles rivendica gli spazi già concessi e richiama la necessità di preservare la sostenibilità delle finanze pubbliche. Roma, invece, mette sul tavolo un dato altrettanto concreto: le regole di bilancio devono fare i conti con uno scenario economico cambiato e con un’inflazione alimentata da fattori esterni. La partita è appena iniziata.
