L'Unione europea apre le porte ai talebani. Sta facendo discutere l'incontro avvenuto martedì a Bruxelles tra i rappresentanti della Commissione europea e una delegazione afghana arrivata in Europa da Kabul con uno scalo in Turchia e guidata da Abdel Qahar Balkhi, capo della comunicazione al Ministero degli Esteri dei talebani. Ufficialmente la natura dell'incontro nasce per ragioni «operative» per discutere dei rimpatri afghani presenti in Europa, ma è inevitabile che abbia assunto una connotazione politica poiché, sedersi allo stesso tavolo con i talebani, significa legittimarli come interlocutore istituzionale. La Federazione Internazionale per i Diritti Umani (Fidh) di cui fanno parte 160 organizzazioni ha chiesto formalmente alle autorità belghe di arrestare la delegazione afghana condannando «fermamente» l'interazione dell'Ue e dei suoi Stati membri con i Talebani. La Fidh ha poi ribadito che qualsiasi forma di dialogo con i Talebani deve essere «subordinata al rispetto dei diritti umani fondamentali». Secondo il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner la Commissione europea non sta invece facendo «concessioni e compromessi di alcun tipo» con il governo guidato dai talebani in Afghanistan. «Si tratta di colloqui operativi su come possiamo rimandare indietro i criminali: è di questo che si parla, è una normale procedura interna, e come ho detto a gennaio, il primo incontro è stato a Kabul e al secondo incontro di ieri erano presenti 15 Stati membri», ha aggiunto per poi precisare che «è una questione operativa: come possiamo far funzionare il rimpatrio di criminali che non hanno diritto di rimanere nell'Unione europea».
Il portavoce della Commissione europea Markus Lammert ha sottolineato che il rimpatrio è di competenza nazionale (sono stati 18.280 i cittadini afghani che hanno ricevuto un ordine di espulsione nel 2025) spiegando che i colloqui non significano il riconoscimento del governo talebano. Un portavoce del ministero degli Esteri afghano ha però spiegato che le discussioni hanno riguardato anche una possibile presenza consolare nell'Ue e «la necessità di misure volte a rafforzare la fiducia».
D'altro canto, già nei mesi scorsi, un delegazione dell'Unione aveva organizzato due viaggi in Afghanistan per discutere il tema dei rimpatri. Non è una novità che i governi europei abbiano un canale di collaborazione aperto con i talebani a cominciare dalla Germania che dal 2024 organizza charter verso Kabul con scalo in Qatar per espellere afghani con precedenti penali mentre a settembre dello scorso anno il governo austriaco ha ospitato a Vienna una delegazione talebana.
Colpisce che gli stessi che per mesi hanno attaccato il governo italiano per l'apertura dei centri per rimpatri in Albania, oggi non dicano nulla della cooperazione delle istituzioni europee con l'Afghanistan. Un accordo siglato con il governo albanese è «contrario ai diritti dei migranti» ma i talebani vanno bene.