È servito vedere l’invasione di Ceuta, gli ospedali al collasso, per squarciare il velo d’ipocrisia. Dopo quindici anni di «immigrazione controllata» celebrata dalla sinistra, l’élite che ha creato il mostro ne viene ora divorata. Una nemesi perfetta. Mentre Ceuta bruciava, Pedro Sánchez se ne stava a Lanzarote. La sua vacanza è il simbolo della menzogna europea: l’idea che basti un comunicato per fermare l’onda. Quasi 50mila ingressi in ventiquattr’ore e un fiume umano che ora il Marocco prova a fermare, sono il certificato di fallimento di chi ha confuso l’accoglienza con l’assenza di controllo.
Eppure esiste una nazione europea che chiede ordine: è l’europeismo concreto, carnale, politico delle destre che, un giorno, creerà un popolo veramente europeo. La scomparsa dalla scena di Ursula von der Leyen è il segno che i tempi sono maturi: non si può più attendere. L’immigrazione è il sintomo di un’Europa senza sovranità. Il governo italiano, unico a dire «no» a questo suicidio collettivo, resiste alle minacce di chi vorrebbe riportarci all’ovile. Non servono muri, serve abbattere il muro dell’ipocrisia. L’Europa deve riprendere il comando per salvare la propria libertà, minacciata da chi ha spalancato le porte senza criteri. Smettere di fingere è l’unica via per un futuro che non sia la nostra stessa fine.
