Tanto tuonò che piovve. E finalmente, verrebbe da dire. L’Italia ha smesso di fare la passerella ai clandestini per conto terzi e, come per magia, i nostri partner europei iniziano a dare di matto. Berlino e Parigi, presi dal panico elettorale per l’avanzata di AfD e Le Pen, rispolverano il defunto Trattato di Dublino. Una roba che, per attualità, sta all’immigrazione come il sarcofago di Tutankhamon alla Pop Art.
Hanno fatto per anni la morale, incassando migranti di serie A e lasciando a noi le periferie colabrodo e il business miliardario delle coop rosse. Con pizzichi di Soumahoro. Ora che l’Italia batte un colpo il modello Albania è più un cambio di rotta mentale che un protocollo l’Europa trema. Hanno capito che, una volta varcato il confine, non c’è magistratura o trattato che tenga: qui non si esce più. La sicurezza è diventata un lusso, oscurata dal politicamente corretto che vieta di nominare l’origine di chi delinque. Se tre indizi fanno una prova, il delitto, stavolta, non è perfetto. È solo ipocrita.
