nostro inviato a Bastia Umbra (Pg)
È uno scherzo? No, lei è davvero «interessata a questo nuovo orientamento politico» spiega l’ex escort dalla grande passione per la res publica. Non è uno scherzo, «Patti» è lì nella platea per assistere alla fondazione della nuova destra della legalità e dell’etica.
Appena si diffonde la notizia, l’ufficio stampa di Fli si precipita a prendere le distanze dalla protagonista del primo sexygate alla barese: «La presenza di Patrizia D’Addario alla nostra convention è imprevista e non gradita e rappresenta una evidente provocazione che non ci interessa e che respingiamo al mittente». Ma il mittente chi è? Nessuno, a quanto pare, si è autoinvitata. Poi si scopre che è stato il suo assistente e addetto stampa (ormai è una diva e si permette uno staff), pugliese, a invitarla, in qualità di «esponente del Pdl barese» (parole sue). Intanto, il duo spiega che sono lì «perché siamo di centrodestra e vogliamo ascoltare cosa ha da dire Fini, non abbiamo aderito al Fli, vedremo e poi prenderemo le nostre decisioni». Nessuno l’ha contestata al suo arrivo, «anzi» dice lei, e poi aggiunge: «Non sono qui per vendicarmi di Berlusconi, non mi vendico mai su nessuno».
Che il popolo finiano gradisca (Gradisca presidente era il titolo della sua autobiografia per Aliberti) è improbabile, perché chiunque si accorge che qui l’ingrediente D’Addario, aggiunto al cocktail di marchettare e ricattini degli ultimi giorni, produce un effetto paradossale nell’happy birthday della destra anti-Cav. Infatti la mozione D’Addario finisce malissimo, dopo che lei si è attirata più attenzioni della metà dei parlamentari, la Generazione italia si accorge della minaccia di Generazione escort, e la prende a male parole («vattene, questo non è il Pdl!») facendola fuggire in lacrime. Il peggio, però, è già fatto. La convention finiana, di fatto e controvoglia, nasce sotto le luci rosse, dentro quell’ambiente equivoco e fangoso in cui più volte - e ancora adesso - si è sperato potesse affondare per sempre il berlusconismo e il suo fondatore.
È quella in fondo la speranza che anima il padiglione finiano a Perugia, e che tra gli alti valori, l’inno d’Italia, la patria, l’ostruzionismo e le tattiche parlamentari, si ritrova un alleato sgradito e imbarazzante, ma unito nella stessa battaglia: una schiera di escort che hanno ben imparato la lezione della fondatrice di Filmino e libertà, la signora D’Addario. «Ho sempre avuto molta stima per Fini» ci spiega mentre le tv accendono i fari per riprenderla, e si capisce quanto sia d’accordo sulle reprimende (indirette, perché siamo in piena trattativa col Pdl) per le serate di Berlusconi e tutto quel che emerge dai fantastici racconti delle D’Addario girls, le proselite del sexy-scandalismo che, tuttavia, sembra l’unica vera arma per indebolire l’avversario e costringerlo alla resa. Oggi si vedrà se Fli proporrà un rimpastino di governo, per schiacciare la Lega all’angolo (l’altro detestato nemico del popolo finiano, che accompagna con applausi e buuh ogni riferimento a Bossi e alla Padania), oppure un appoggio esterno.
Quel che è certo è che si è già conquistato l’appoggio esterno delle escort, e una consulenza politica della D’Addario, preziosa più che mai in frangenti del genere. La modalità del coming out migottesco però è inopportuna e quanto mai molesta per Fli, che vorrebbe adoperare sottotraccia il tema delle escort e non scopertamente (a parte la Maiolo che parla di «affaristi e prostitute» nel Pdl), e che certo non si aspettava di ritrovarsi, nel nobile giorno della Fondazione, una di loro a inquinare al festa.
Fini ha l'appoggio esterno della D'Addario
La escort pugliese si presenta alla convention di Fli. Il partito la allontana dalla sala, ma lei insiste: "Mi hanno invitata, voglio ascoltare Gianfranco. Mi interessa questo nuovo orientamento politico"
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