L’Italia, anche in questo momento, sta dettando la linea europea sui migranti. La lettera scritta su iniziativa italiana e danese per chiedere un incontro urgente dei ministri dell’Interno è stata sottoscritta da 22 Paesi ed è la risposta perfetta alla sinistra che cerca di convincere gli italiani che il Paese, guidato da Giorgia Meloni, è isolato in Europa. I fatti dimostrano il contrario e già nella giornata di ieri gran parte dei Paesi si è accodata all’Italia sulla necessità di proteggere maggiormente i confini di Schengen. L’Italia, scrive Arianna Meloni, è una nazione “che è tornata a credere in se stessa. E che in Europa ha tracciato una rotta diversa anche nella gestione dell’immigrazione: una linea fondata sulla difesa dei confini esterni, sul contrasto all’immigrazione illegale e sulla responsabilità condivisa”.
E di fronte all’emergenza di Ceuta, “quella visione ha trovato un’ulteriore conferma. Oggi sempre più Paesi scelgono di seguirla, come dimostra la lettera promossa da Italia e Danimarca e sottoscritta da 22 leader europei. Perché un’Europa che sa difendere i propri confini è un’Europa più sicura, più forte, più competitiva e più coraggiosa”. In queste ore Fratelli d’Italia è stata a Otranto con il tour “Decisi a difendere ancora l’Italia” ed è stata accolta da “una comunità orgogliosa della propria storia e una classe dirigente radicata nei territori, competente e instancabile: è da persone così che nasce la forza della nostra comunità politica. Perché non si governa soltanto con le idee. Si governa con l’amore per la propria terra, con il rispetto delle proprie radici e con la consapevolezza che un popolo senza identità è un popolo senza futuro”.
Il deputato di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, ha sottolineato che “sulla gestione dei flussi migratori l’approccio è finalmente cambiato grazie all’azione del Governo Meloni. I dati ufficiali lo dimostrano con chiarezza: registriamo un calo del 77% degli sbarchi rispetto al 2023 e un parallelo incremento del 40% dei rimpatri. La linea italiana a difesa delle frontiere esterne e della legalità dello spazio Schengen in riferimento al caso spagnolo trova il pieno e convinto sostegno di importanti partner europei, tra cui Finlandia, Danimarca, Francia, Paesi Bassi e Svezia”. E ha ribadito che Giorgia Meloni “ha confermato che l’Italia è pronta a sostenere qualsiasi iniziativa dell’Unione Europea a supporto delle istituzioni spagnole per ripristinare il controllo delle frontiere esterne. La temporanea sospensione del Trattato di Schengen rappresenta una misura di massima responsabilità e solidarietà, resasi necessaria per contenere un’emergenza scaturita dal palese fallimento delle politiche immigrazioniste condotte dal governo di Pedro Sánchez”.
È innegabile che sia l’Italia la capofila di questo nuovo corso fin dal 2022, quando finalmente qualcuno in Europa ha preso coraggio per interrompere l’inerzia autodistruttiva e dare finalmente ai Paesi una linea concreta per difendere i propri confini con rimpatri e maggiori tutele. È stata Giorgia Meloni a fornire l’imprinting pragmatico che oggi fa da guida all’Unione europea e che negli anni ha trovato il favore di pressoché tutti i Paesi, anche del blocco baltico e scandinavo. “La sinistra ideologica è quella di Sànchez e quella italiana, prive di una strategia ma pronte a dare l’illusione che in Europa ci sia posto per tutti, con la conseguenza di incentivare i viaggi della morte e alimentare il traffico di esseri umani e l’infiltrazione, potenzialmente, di criminalità e terrorismo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani postando un video di Silvio Berlusconi in lacrime quando, nel 1997, accolse i migranti albanesi. “La retorica della sinistra porta solo tragedie. Dicono che i ‘cattivi’ siamo noi che crediamo nella difesa delle frontiere dell’Unione europea. Ma noi siamo con Berlusconi, che nel 1997 andò in Puglia ad accogliere i migranti albanesi e si commosse in questo video che rimane nella storia dell’Italia contemporanea (e di Forza Italia)”. Allora, conclude il vicepremier, “governava la sinistra, con l’appoggio di Rifondazione comunista. Quando Berlusconi tornò al governo portò avanti la politica degli accordi bilaterali con i Paesi d’origine, la formazione in loco di lavoratori qualificati e la regolazione dei flussi d’ingresso”.
