La Fiom minaccia la Fiat: "Cercano di cancellarci, ma la partita resta aperta"

Il segretario generale della Fiom rilancia la battaglia sindacale: "La Fiom non è isolata, aumentano i consensi". E denuncia: "Vogliono cancellarci, ma serve più democrazia". E sul futuro: "Avanti senza di noi? Non è affatto scontato"

Roma - E' un giorno "epocale" per Fiat e comincia un "nuovo capitolo" della sua lunga storia, come hanno più volte osservato il presidente John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne. Da oggi, infatti, decorrono gli effetti giuridici dell’atto di scissione parziale proporzionale di Fiat a favore di Fiat Industrial. Ma per Maurizio Landini, segretario generale della Fiom , la partita con la Fiat è ancora aperta: "Che la Fiat possa andare avanti" nel suo progetto anche senza la Fiom "non è certo". "Vediamo dove va e fin dove arriva. Io ho l’impressione che voglia andare negli Stati Uniti e dovrebbero essere preoccupati tutti quelli che pensano che con questi accordi si è mantenuta la Fiat in Italia e che si sono fatti grandi passi in avanti".

La nuova era della Fiat Lo spin-off, approvato dall’assemblea degli azionisti il 16 settembre, prevede due società. Da una parte ci sarà Fiat Spa con il core-business dell’auto (Fiat Group Automobiles, Ferrari, Maserati, Magneti Marelli, Teksid, Comau più la parte di Fiat Powertrain che riguarda l’auto). Dall’altra la nuova Fiat Industrial, con Iveco e Cnh (macchine agricole e industriali) più la parte di Powertrain che si occupa dei veicoli industriali e marini. Dopo l’ammissione a quotazione delle azioni ordinarie, privilegiate e di risparmio sul mercato azionario di Milano, emesso il 13 dicembre da Borsa italiana, lo sbarco a Piazza Affari di Fiat Industrial è previsto per lunedì 3. Sempre da lunedì le azioni ordinarie, privilegiate e di risparmio Fiat saranno quotate ex scissione. Fiat e Fiat Industrial, quindi, saranno quotate separatamente e opereranno in modo separato come società quotate indipendenti, con i rispettivi management e consigli di amministrazione. L’indebitamento complessivo delle due società è stimato a oltre 4 miliardi, di cui circa il 60% per Fiat Industrial.

La scissione del gruppo La scissione sarà pienamente proporzionale: ciascun azionista riceverà un numero di azioni della stessa categoria uguale al numero di azioni Fiat della medesima categoria possedute alla data di efficacia della scissione. In questo disegno non secondaria sarà la partnership con Chrysler. La presenza e l’esperienza di Fiat nei segmenti bassi e quelle di Chrysler nei segmenti medi e alti darà al gruppo torinese la possibilità di diventare un costruttore più completo e competitivo su tutte le fasce di mercato. Fiat spa e Chrysler raggiungeranno insieme, secondo il piano industriale, un fatturato di 104 miliardi di euro nel 2014, con una redditività compresa tra il 7,2% e l’8%. Il fatturato di Fiat Industrial sarà di 29 miliardi di euro nel 2014. In relazione alla scissione e alle future necessità di Fiat Industrial è stato anche firmato un finanziamento di 4,2 miliardi di euro con Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo), Barclays Capital, Bnp Paribas, Citigroup, Credit Agricole, Societe Generale, Rbs e UniCredit in qualità di bookrunner.

Continua la battaglia della Fiom Sui programmi di politica industriale in questi mesi non si è discusso affatto, sottolinea: "Si sbandierano 20 miliardi di investimenti, ma per adesso conosciamo solo quello che vogliono fare con 1,7 miliardi dal 2012 e nel frattempo la cassa integrazione aumenterà, i nuovi modelli sono in ritardo e i concorrenti sono più avanti proprio su questo terreno". Lo sciopero del 28 gennaio "non credo che sarà sufficiente, ma - spiega ancora Landini - non è rivolto solo alla Fiat. È rivolto anche al resto delle imprese metalmeccaniche italiane che deve decidere cosa vuol fare: se vuole seguire la linea della Fiat, che è un atto di rottura con la storia della nostra Costituzione e contro le regole democratiche, oppure no".

Le accuse agli altri sindacati Fim e Uilm "stanno cambiando la loro natura - continua Landini - è propaganda che si fa per coprire le scelte gravissime della Fiat. Trovo che sindacati confederali con la storia che hanno, e che assieme a noi in questo Paese negli anni passati hanno contribuito a conquistare il contratto e dei diritti, hanno ceduto a un ricatto e stanno cambiando la loro natura. Questo è un elemento sbagliato e preoccupante". Per Landini "dicendo sempre di sì alla Fiat non solo non si fa il bene dei lavoratori, ma nemmeno il bene del Paese e dell’azienda. Noi - aggiunge - non firmeremo mai degli accordi che cancellano altri sindacati, perchè queste divisioni servono solo alle imprese". "Noi siamo un sindacato - ribadisce - quello che firma più accordi di tutti. Fare sindacato non vuol dire semplicemente dire di sì. Abbiamo un’idea alta del sindacato e della sua autonomia dalle imprese, dai partiti e dai governi. Il sindacato deve costruire un suo punto di vista insieme ai lavoratori e confrontarsi alla pari con tutti. La politica mi sembra che la stia facendo qualcun’altro".

Le accuse al Lingotto "Siamo di fronte a un tentativo di cancellare un sindacato con un accordo separato", puntualizza Landini rispondendo chi teme un innalzamento della tensione nelle fabbriche il sindacalista: "L’unico modo per ricostruire un percorso unitario è mettere nelle condizioni le persone che lavorano - iscritte o non iscritte - di poter decidere sulla loro condizione. La democrazia è oggi lo strumento che serve. Dovrebbe preoccupare il governo e chi fa politica il fatto che la maggioranza dei cittadini o non va a votare o pensa che siano tutti uguali. Questo dovrebbe essere un punto di riflessione: forse non è la gente che non ha capito, ma c’è qualcosa che non funziona". Secondo Landini "l’elemento della democrazia sui luoghi di lavoro e fuori sarebbe davvero la vera scommessa su cui lavorare per recuperare una coesione sociale. Il conflitto si evita se si accetta che la contrattazione tra le parti è una mediazione di interessi".

I consensi in fabbrica "La Fiom non è isolata - spiega Landini - un sindacato è isolato quando non rappresenta più i lavoratori. Ma noi stiamo aumentando gli iscritti e i delegati che abbiamo nelle fabbriche". A proposito delle critiche espresse da una parte del Pd sulla decisione di non firmare l’intesa con la Fiat per Pomigliano, Landini risponde: "Sarebbe utile che le forze politiche valutassero fino in fondo la portata di quello che è avvenuto. Nella storia della nostra Repubblica non è mai successo che si facciano degli accordi con i quali si cancella il contratto nazionale e la presenza dei sindacati rappresentativi. La Fiom - conclude -, nel settore metalmeccanico e anche alla Fiat, è il sindacato maggiormente rappresentativo come iscritti e come voti. Che si arrivi a un accordo in cui le persone che lavorano non hanno nemmeno più il diritto di eleggere i propri delegati, credo che sia di una gravità senza precedenti".

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