Foto dal fronte: i potenti nella polvere e la moderna Pietà delle mamme

Al Museo di Roma in Trastevere fino al 20 maggio 161 scatti selezionati dal World Press Photo: da Gheddafi insanguinato al Giappone devastato, da Mubarak barellato all'Afghanistan martoriato

Le lacrime dei poveri: l'India affamata, l'Afghanistan in guerra, il Sudafrica dannato dall'Aids. Gaza preda della violenza. Ma talvolta piangono anche i quasi ricchi, come è successo nel Giappone devastato dallo tsunami e dalla contaminazione nucleare, o nel Colorado distrutto dalle tempeste. Il dolore del mondo non ha frontiere e segreti: adesso è incorniciato e appeso al Museo di Roma in Trastevere, drammaticamente sintetizzato nella mostra del World Press Photo.
Sono foto «dal fronte». In 161 immagini indimenticabili, la rassegna esalta la forza documentaria e anche artistica del fotogiornalismo. Lo scatto-simbolo, quello che ha vinto quest'anno il premio del Wpp, è già diventato famoso come la Pietà moderna. L'ha pubblicato il 15 ottobre il New York Times e l'ha realizzato lo spagnolo Samuel Aranda. Come nel complesso marmoreo di Michelangelo, c'è una mamma disperata che abbraccia il figlio. Fatima al-Qwas, il volto e il corpo completamenti avvolti nei panni neri, le mani guantate di bianco, tiene il suo Zayed, 18 anni, avvelenato dai lacrimogeni durante gli scontri a Sanna. Yemen.
«Sì, ricorda la Pietà - spiega il presidente della giuria Aidan Sullivan - , l'abbiamo premiata perchè mostra un momento di toccante compassione. Un'immagine senza tempo che ricorda tutte le persone che nel mondo rischiano la vota per lottare per quello in cui credono».
Ma danno i brividi anche le altre 160 fotografie. Sette sono di italiani: Alex Majoli, Paolo Pellegrin, Eduardo Castaldo, Pietro Paolini, Francesco Zizola, Simona Ghizzoni e Emiliano Larizza. Bianco e nero e colori, comunque scatti forti. I diseredati dell'Africa, i senza casa del Colorado, i feriti e i morti delle tante guerre in corso. La tragedia della gente qualsiasi ma anche la caduta rovinosa dei potenti. Ecco il corpo insaguinato di Gheddafi, ritratto da Remì Ochlik. Ed ecco Mubarak immobile in barella, ripreso da Mohammed al-Law: sembra una mummia.

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