FUOCO DEI MAGISTRATI SUL GIORNALE: "BARBARIE, NON TOCCATE LA BOCCASSINI"

Magistrati sul piede di guerra dopo gli articoli del Giornale su Ilda Boccassini che finì sotto processo perché sorpresa in atteggiamenti sconvenienti con un giornalista di sinistra. La procura di Milano attacca: "Campagne di denigrazione". E l'Anm : "E' una barbarie"

FUOCO DEI MAGISTRATI SUL GIORNALE: 
"BARBARIE, NON TOCCATE LA BOCCASSINI"

Roma - I magistrati non possono essere toccati. Lo dimostra il clamore e le polemiche scatenate dalla notizia riportata da Anna Maria Greco sul Giornale di oggi (leggi l'articolo). Gli amori privati del pm milanese Ilda Boccassini hanno subito chiamato a raccolta tutti i togati che hanno gridato alla "campagna denigratoria". Tutti in difesa della propria collega. Ci ha pensato prima il procuratore Edmondo Bruti Liberati che si è scagliato contro il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti: "Le campagne di denigrazione e l'attacco personale ai magistrati si qualificano da soli" (leggi l'articolo). Subito dopo ci ha messo il carico l'Anm. "Il metodo Mesiano non ci intimidisce e non ci intimidirà - ha tuonato il presidente Luca Palamara - la Boccassini ha ricevuto un attacco di inaudita gravità dal Giornale per la sola 'colpa' di applicare la legge come prevede la Costituzione".

Due pesi e due misure E' bastata un articolo sul passato della Boccassini per smuovere tutta la magistratura. I giudici hanno subito fatto quadrato accusando il Giornale di violare la privacy del pm milanese. Un'accusa che stride con l'inchiesta messa in campo proprio dalla procura di Milano sulla vita privata del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il diritto ad avere una vita privata è, infatti, a senso unico. Due pesi e due misure. Sbirciare nelle ville del premier è possibile. Ma se il Giornale si permette di raccontare di quando la pm Boccassini era finita sotto processo al Csm perché sorpresa in atteggiamento sconvenienti con un giornalista di sinistra, allora il sindacato delle toghe grida subito alla "barbarie" e invoca la privacy. Così come aveva fatto la stessa Boccassini davanto al Csm.

In campo i "paladini" dell'Anm Dopo il comunicato della procura di Milano, anche l’Associazione nazionale magistrati ha quindi reagito con durezza agli articoli pubblicati Giornale: "Il 'metodo Mesiano' non ci intimidisce e non ci intimidirà. I colleghi di Milano hanno l’unica colpa di fare ciò che la Costituzione impone ai magistrati, cioè applicare la legge". "L’attacco è ancor più grave e inaudito perché non c’è un solo magistrato ma sono tre i titolari dell’inchiesta e tra di loro c’è il procuratore capo - ha detto Palamara - la nostra non è quindi la difesa di un magistrato ma dell’intera categoria. Chi pone in essere questi atti sappia che non arretreremo di un millimetro". A giudizio del segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini, "quello che è molto grave è trasferire la polemica dall’oggetto del procedimento alla persona del magistrato.

Andare a prendere atti di un procedimento disciplinare di 30 anni fa e chiuso con una assoluzione, atti quindi che non sono pubblici, è un atto di aggressione personale. Questa è una barbarie inaccettabile del confronto politico". 

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