«Fuori i nomi degli evasori Usa»

Ultimatum dagli Stati Uniti alla Svizzera: entro domani devono rivelare quanti americani usano conti in banca elvetici per evadere le tasse. Lo riferisce il giornale Sonntags Zeitung di Zurigo precisando che il fisco a stelle e strisce ha chiesto in tempi strettissimi alla seconda banca svizzera, il Crédit Suisse, informazioni sui cittadini Usa che hanno depositato denaro nei loro forzieri.
La lettera partita da Washington lo scorso 31 agosto è firmata dal vice ministro della Giustizia, James Cole, e chiede tutte le informazioni sugli evasori statunitensi in possesso della banca elvetica. In caso contrario sono in arrivo pesanti sanzioni, anche se la lettera lascia la porta aperta a una possibile offerta con cui la Svizzera potrebbe puntare a chiudere la questione. In sostanza è caccia aperta a tutti i clienti Usa che hanno depositato in Svizzera almeno 50mila dollari (circa 35mila euro) dal 2002 al 2010. Tra le banche soggette al pressing degli Stati Uniti, infatti, oltre a Crédit Suisse, vi sarebbero Julius Baer, Wegelin, la Banca Cantonale di Zurigo e la Banca Cantonale di Basilea. Un’offensiva a tutto campo, che ricorda quella scatenata due anni fa per ottenere i nomi dei ricchi americani che avevano cercato di sottrarsi al fisco del loro Paese, rifugiandosi nei forzieri della prima banca svizzera, Ubs. Non è la prima volta, dunque, che Washington mette alle strette la Confederazione: con successo, almeno in passato. Ubs infatti aveva dovuto acconsentire alle richieste delle autorità statunitensi, che l’hanno obbligata a fornire i nomi di 4.500 clienti americani che avevano depositato denaro nei suoi forzieri. La prima banca svizzera aveva pagato anche una sanzione di 780 milioni di dollari per evitare di perdere la sua licenza bancaria negli Stati Uniti. Ora, secondo un banchiere citato da Sonntags Zeitung, le banche elvetiche potrebbero pagare una sanzione di due miliardi di franchi svizzeri per chiudere amichevolmente il contenzioso.

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