Gli antichi mestieri nelle mani dei rom

Il bando per salvare gli antichi mestieri della Liguria finisce con il finanziare le comunità sinti e rom. Protesta la Lega Nord

Gli antichi mestieri nelle mani dei rom

Risorse per creare nuovi posti di lavoro e sal­vare gli antichi mestieri della Liguria, attività artigianali di cui si sente necessità ma che in po­chi sono ormai capaci di portare avanti. Così, tramite un bando da 2 milioni e 270 mila euro promosso attraverso il finanziamento del Fondo sociale europeo, la Regione punta alla formazione al lavoro di persone disoccupate tentando di salvaguardare antichi mestieri e convincere imprese artigiane a investire creando nuovi posti di lavoro.
Impresa lodevole ancor più perché si è in periodi di magra. Peccato che il bando non si limiti a fornire formazione a disoccupati e lavoratori in mobilità ma, cosa alquanto curiosa visto il profilo che si sta cercando, lo si faccia finanziando anche i sinti e i rom. Cioè, gli zingari.
Così si legge nel progetto presentato pochi giorni fa dall'ente di piazza De Ferrari. «Un bando che è studiato per le attività artigianali che si occupano delle specialità riconosciute della Liguria», aveva detto l'assessore regionale alla formazione Pippo Rossetti a sottolineare ancora di più quanto potrebbe apparire singolare vedere persone di etnia rom impegnate in attività occupazionali nate in Liguria e che, nella maggior parte dei casi, ancora oggi si tramandano all'interno delle stesse famiglie.

L'interpretazione del finanziamento europeo allargato alle comunità rom non è passata inosservata agli occhi del capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale Edoardo Rixi che critica la giunta regionale per la decisione di inserire rom e sinti in una graduatoria che, a detta dell'esponente del Carroccio, dovrebbe tenere in considerazione con maggiore attenzione chi risiede in Liguria: «Considerando che la disoccupazione nella nostra regione è in aumento specie tra i giovani, e che le piccole imprese sono in grave crisi - spiega l'esponente del Carroccio -, mi chiedo che senso abbia diluire un già magro stanziamento di fondi pubblici ad una comunità di immigrati spesso clandestini».
Fabbri, falegnami di mobili artistici, impagliatori delle sedie di Chiavari, artigiani della filigrana di Campo Ligure, lavoratori dell'ardesia in Valfontanabuona sono alcuni dei mestieri in via d'estinzione che la Liguria vorrebbe salvaguardare finanziando gli zingari.

«Una doppia autorete - secondo Edoardo Rixi - perché da un lato allargando i finanziamenti ai soli zingari si escludono tutte le altre comunità immigrate, lanciando il messaggio implicito che sudamericani e nordafricani valgono di meno e rischiando così di scatenare una guerra tra poveri; dall'altro dando dei finanziamenti pubblici a sinti e rom si buttano i soldi in maniera irresponsabile, in quanto si tratta di popolazioni nomadi che a breve non stanzieranno più in Liguria e probabilmente neanche in Italia, col risultato che il denaro pubblico regalatogli non produrrà né tassazione per la società, né posti di lavoro sul nostro territorio».

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