La scienza, di per sé, non mente. Ma l'ideologia sì. Lo diciamo pensando allo studio dell'Università di Udine, pubblicato sull'International Journal of Paleopathology e ripreso dalle agenzie di stampa, che presenta "la prima prova diretta di violenza interpersonale" della nostra storia. Si tratta di una donna longobarda, vissuta 1.400 anni fa e il cui scheletro, rinvenuto in Friuli, mostra due gravi ferite alla testa: una da taglio e l'altra da un violento colpo contundente.
L'antropologia si sarebbe fermata qui. Ma il pregiudizio ideologico è insopprimibile. E così i bioarcheologi hanno ipotizzato che si tratti di violenza domestica. Scudi, elmi, aquile e patriarcato longobardo. Da cui il Patriarcato di Aquileia. "Ma cosa c'entra?". "Niente, così...".
Comprendiamo che la violenza sulle donne sia tema su cui sensibilizzare la gente; ma da qui a pensare a un femminicidio commesso da un protoleghista, longobardo, mezzo fascio - arimanni, alemanni e Alemanno... - ce ne vuole. E se si trattasse di una ferita di guerra? Liutprando parla di donne che combattono "con una crudeltà maggiore di quella di cui sarebbero capaci gli uomini"... O se a colpirla fosse stata l'amante del marito? O se la vittima non si identificava come donna? Attenzione a non violare l'autodeterminazione di genere...
Sia chiaro: noi, se c'è
da dare la colpa ai leghisti con le corna, ci siamo. Però, insomma... Sì va bene: Longobardi, brutta gens. Ma certi studiosi che leggono il passato applicando le categorie morali del presente, forse sono peggio.