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Strega comanda

La domanda, però, non è se sia opportuno che uno scrittore offenda un'altra scrittrice; ma chi può permetterselo

Strega comanda
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Insomma, Michele Mari viene crocifisso perché nello Strega-tour si lascia andare a critiche (smentite) su Michela Murgia, fatte in un contesto privato (noi siamo molto garantisti) e spifferate ai giornali (da un infame). Viva la libertà di parola.

La domanda, però, non è se sia opportuno che uno scrittore offenda un'altra scrittrice; ma chi può permetterselo. Quando l'anno scorso uscirono le chat di tre scrittrici e attiviste femministe indagate per stalking nessuno s'indignò davanti alle frasi «Murgia era una persona di merda eh» o «Eviterei di ritenere Murgia una che si batteva per la sanità pubblica visto che ha evaso il fisco per anni rivendicandolo»... E, anni indietro, tutte risero per l'uscita di Nicola Lagioia, marito dell'amica della Murgia, Chiara Tagliaferri, sulla collega Melissa P.: «Con lei c'è una sola cosa da fare. La prendi. La metti a novanta. Poi prendi Lolita di Nabokov. Strappi le pagine. Gliele infili una per una nel culo. Dopo un po', per osmosi, qualcosa assimila». Ma era prima dell'invenzione delle lagnanze patriarcali e sessiste. Poi c'è il razzismo culturale, come quello di Maria Grazia Calandrone che ieri sulla Stampa parlava del «caso Strega» rivolgendosi «al mondo intellettuale di sinistra (ignoro, in effetti, se ce ne sia uno di destra)».

E così da una scrittrice forse «brutta» si passa a una di sicuro supponente.

Mah, quanto ci manca quando, erano i fulgidi anni '80, Dario Bellezza in tv dava della «puttana» ad Aldo Busi. Tutti gay e contenti. Ma almeno allora si litigava per i veri libri.

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