E insomma, mentre un'estate così non ce la ricordavamo dall'estate scorsa, la Francia - avamposto di libertà e tolleranza in un'Europa che sempre più si batte per difendere le sue tradizioni culturali e gli stili di vita - ha vietato il consumo di alcol nei luoghi pubblici: strade, piazze, feste, concerti... Ah: l'islamizzazione non c'entra (per ora). Il motivo è ridurre i malori legati al caldo e prevenire i disordini pubblici: vino e birra, infatti, accelerano la disidratazione e ostacolano la termoregolazione del corpo.
"Alcol e alte temperature non vanno proprio d'accordo", ha spiegato la ministra della Sanità, Stéphanie Rist. Da liberali quali non siamo, sappiamo però che la limitazione dei diritti individuali dovrebbe andare d'accordo con il buon senso.
È così, ormai. Non riesci a risolvere un problema di ordine pubblico? Restringi le libertà del cittadino. Per il suo bene, naturalmente.
Uhmmmm... Fossimo al governo, noi ridurremmo anche il consumo di patatine, olive e arachidi. Sai che fresco che senti, dopo?
Grazie a dio e gli illuministi c'è la Francia, nostro faro morale e filosofico. Interdiction, obligation, limitation.
Insomma, abbiamo capito che se tutti bevessimo
meno, arresteremmo il climate change. E non sapremmo dire quale dei due aspetti della nuova legge, quello climatologico o quello enologico, sia il più stupido. Del resto, una cretinata rimane tale anche col fresco.