Giro: mai più concerti o spettacoli al Colosseo

«Mai più concerti di capodanno al Colosseo». Due giorni dopo il piccolo cedimento che ha rilanciato il dibattito sullo stato di salute del Colosseo, una prima certezza c’è. La recapita il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, che dice no ai maxieventi attorno ai fragili travertini dell’Anfiteeatro Flavio. «Sarò irremovibile su questo fronte - garantisce Giro - almeno finché ci sarò io. Il concerto di Venditti è stato l’ultimo, saranno altri ad assumersi la responsabilità di danneggiare il Colosseo. Lo ribadisco, non voglio strumentalizzare un fatto grave come il distacco di frammenti di malta, fatto di per sé serio anche perché avvenuto in un punto di passaggio. Ma concerti e concertini non servono a niente, mentre le vibrazioni acustiche possono contribuire a danneggiare il monumento. Il Colosseo non deve essere violentato e abusato, non deve essere utilizzato per concerti che risultano peraltro assai costosi. Le vibrazioni acustiche fanno male al monumento e lo dicono le centraline che registrano i dati. Io almeno li proporrei in zone meno problematiche. Bondi è d’accordo».
Giro ieri ha compiuto un sopralluogo al Colosseo in compagnia del direttore tecnico del monumento, l’architetto Meo Grossi. Ne ha tratto conclusioni drastiche su come prevenire nuovi incidenti di percorso: «Anche le manifestazioni dell’Estate Romana a ridosso dell’area archeologica e del Colosseo andrebbero limitate e riviste», dice. Ciò che naturalmente andrà concordato con il Campidoglio. Il «grimaldello» per ridiscutere l’intera sistemazione dell’area attorno al monumento potrebbe essere l’imminente cantiere della metro. L’idea di Giro è quella di creare una sorta di «isola», dotata di un suo sistema culturale integrato, che simbolicamente ripristini l’originario sistema di accoglienza nella Valle del Colosseo, secondo l’idea dei Flavi. «È un progetto ambizioso ma ormai per il Colosseo, per questo malato cronico, ma che rimane il monumento più richiesto d’Italia con 6milioni di visitatori l’anno. È ora che il Colosseo diventi simbolo di un sistema culturale integrato. Già nell’Ottocento si era posto il problema di chiudere l’area integrando il monumento nella sua valle, pensando alla sua chiusura al traffico. Forse sarà il caso di ragionare su una più estesa perimetrazione dell’area».
L’architetto Grossi ha indicato molteplici fattori come concause del cedimento di domenica: «C’è lo smog, ma anche fattori meteorologici come i cambi di temperatura. Il punto è soggetto inoltre a forti correnti d’aria. Il Colosseo, come tutte le rovine, “respira” e ha molta permeabilità». Grossi ha anche spiegato che domenica i frammenti sono caduti a terra perché la rete di protezione (installata di recente in occasione di una mostra) si è sganciata da un suo supporto. «Le reti - ha spiegato Grossi - sono sufficienti per la sicurezza: forse se fosse stata agganciata meglio i frammenti non sarebbero caduti».

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