Ieri si è saputo che la Rai non sospenderà Sigfrido Ranucci. Lo rimuove da Report, dove i primi a voler fare a meno di lui non sono i telemeloniani ma i suoi colleghi, perché la ricerca della verità è un dovere, essere coperti di vergogna no; e gli propone un incarico alternativo dentro l’azienda, un posto che una volta entrato poi non ti tirano fuori neanche con le bombe (“Bella battuta... bravo... Ma credi di far ridere?”). Comunque, il conduttore sembra che potrà scegliere - e se fosse vero, è una notizia; stiamo verificando - tra: una posizione apicale al Tg3, una fetale a RaiNews (nel senso che non farebbe niente) o la direzione della Scuola di giornalismo Rai.
Si chiama soluzione all’italiana, sfruttatissima nel nostro mestiere, ambito nel quale di solito più fai danni, più ti promuovono. Funziona così. Sei al centro della bufera per avere fatto inchieste oltre il limite della opacità, avere stretto con le fonti un rapporto oltre il limite della ambiguità e avere avuto comportamenti con le stagiste oltre il limite dell’appropriato? Bene: ti danno una scuola di giornalismo... Wow. Saranno felici le studentesse. Da Sigfrido a Siffredi è un attimo (“Adesso però mi dici cosa c’entra questa!?”).
Beh, però: Lavitola potrebbe fargli da assistente. Possibili seminari: “Difendersi dalle fake news”, “Il dossieraggio”, “Nuove frontiere della deontologia professionale”. Testo di riferimento: La sera andavamo al Cefalù Bistrot. Scalfarianamente.
